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AcantO - Acanthus.

Acanto - Acanthus

Acanto Acanthus - Foto tratta da www.infojardin.com

Anticamente, e ancor oggi presso le popolazioni di Giava e dell'Asia Minore, alle foglie di acanto si attribuiva capacità di impedire l'ingresso degli spiriti maligni nelle abitazioni e nei templi, certamente per via delle sue dure spine.

Per tale motivo, in molte zone delle coste mediterranee è ancora viva la tradizione di collocare un cespo di acanto ai lati dell'ingresso.

Storia.

Il termine acanto deriva dal greco "akànthos = spina", nome che si riferisce sicuramente al fatto che molte specie di questa pianta hanno spine lungo il fusto.

Le bellissime foglie hanno ispirato molti scultori nei tempi dell'antichità, che hanno dato a fregi e capitelli la forma delle foglie di acanto.

 

Descrizione.

La famiglia: Acantacee
Il genere: in tutto 20 specie, in gran parte spontanee nelle regioni mediterranee.
L'origine è molto varia.
La provenienza: dall'Africa Occidentale (l'A. montanus), o dalle paludi salate dell'Asia Minore (A. ilicifolius);
La specie più diffusa è l'A. mollis, meglio conosciuta come "branca ursina", "acanto molle", ed è spontanea in Italia (in Toscana e sull'Etna), in Spagna, in Portogallo e in Grecia
L'aspetto: cespo a radici perenni, erbaceo alto più di 1 m con ricco fogliame.
Le foglie molto grandi, possono raggiungere anche i 60 cm di lunghezza, fortemente incise o spinose, di colore verde intenso e lucente.
I fiori riuniti in alte spighe che si staccano elegantemente dal cespo; il colore varia dal bianco al rosa e al porpora.
La fioritura nel periodo estivo
L'utilizzazione: ottima per decorazioni di angoli rustici in giardino; è possibile coltivare l'acanto anche in vaso, purchè non inferiore a 50 cm di profondità e a 40 cm di diametro.

Esigenze e cure.

L'esposizione: benissimo all'ombra, ma sa adattarsi facilmente anche in pieno sole; Vegetano meglio in zona umida.

Per quel che concerne il terreno, va detto che l'acanto sa adattarsi a tutti i tipi di terriccio, anche se poveri, basta che il suolo sia molto permeabile, dove l'acqua non ristagni a lungo. A tal fine è bene disporre uno strato di ghiaia per il drenaggio in fondo alle buche d'impianto e ai vasi.

Nelle regioni più fredde, poi, è opportuno coprire i cespi durante la stagione invernale per evitare danni alle radici della pianta.
La semina riesce sempre bene: l'acanto si moltiplica per suddivisione dei cespi, in primavera o autunno, anche nelle regioni più fredde della nostra penisola.
L'interramento del seme si effettua a primavera avanzata: verso aprile nell'Italia centro-meridionale, in maggio nel resto della penisola.

Piantagione.

La piantagione: a fine autunno o all'inizio della primavera suddividendo i cespi.

Moltiplicazione.

La moltiplicazione: la semina si effettua da aprile a maggio; i rinvasi si operano a fine autunno o all'inizio della primavera.

Concimazione.

Molte annaffiature e un po' di concime: così il fogliame dell'acanto acquista la massima bellezza e conserva inalterata la sua freschezza giorno per giorno se coltivato in vaso, e almeno due volte la settimana se la coltura avviene in piena terra.
Per un grosso cespo è necessaria una quantità media di circa 4 litri, oltre a due energiche concimazioni da fare una in maggio, l'altra a fine settembre; le concimazioni che concludono le cure indispensabili per questa stupenda pianta perenne, consistono nella somministrazione di 10 g di fertilizzante organico in polvere e 10 g di solfato ammonico.

Scheda realizzata da Marco Finco

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