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A SINISTRA gli
argomenti GIA' TRATTATI |
LA
CLAMYDIA
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Batterio di Clamydia visto con test di fluorescenza
Come Fonti, cita:
Medicina degli Uccelli da Gabbia, di Gino Conzo
Avian Medicine di Harrison L.R.
CHLAMYDIOPHILOSI (sinonimi: Chlamydiosi, Psittacosi, Ornitosi).
Agente eziologico: Chlamydiophila psittaci. Esistono
numerosi ceppi dal differente grado di patogenicità. Generalmente i ceppi
maggiormente patogeni sono in grado di infettare un ampio numero di specie.
Specie sensibili: Tutte. I Pappagalli sudamericani (in particolare le
Are, le Amazzoni ed i Pionus) sono più sensibili di quelli asiatici ed
australiani che a loro volta lo sono in misura maggiore di quelli africani.
Questa graduatoria è, tuttavia, puramente indicativa poiché è di gran lunga
più importante, per l’instaurarsi della malattia, la virulenza del ceppo ed
il grado di reattività dell’ospite. In particolare, gli uccelli sottoposti a
condizioni stressanti (variazioni ambientali, climatiche, alimentari, trasporto,
ecc.) sono più sensibili all’infezione. La Chlamydiophilosi, alla quale sono
sensibili anche i mammiferi (uomo compreso), è considerata la più importante
zoonosi associata agli uccelli.

Trasmissione: L’infezione avviene con l’assunzione (via orale ed
inalatoria) degli elementi infettanti (detti corpi elementari) dispersi
nell’ambiente con le feci, specie se essiccate e polverizzate, e con gli
essudati nasali degli animali infetti. La trasmissione verticale è stata
descritta negli Anatidi e nel Pappagallino Ondulato. Molti soggetti, specie se
adulti, risultano portatori sani e possono infettare uccelli maggiormente
sensibili (in particolare quelli di giovane età o debilitati per altre cause).
Varie specie di uccelli selvatici (in particolare i Colombi) risultano
ugualmente portatori e disseminatori di C. psittaci.
Patogenesi: L’attività patogena della C. psittaci sembra essere
legata alla presenza di tossine (epatotossiche e nefrotossiche) presenti sulla
superficie dei corpi elementari. Durante il ciclo di replicazione delle Chlamydie
l’ospite subisce danni tissutali (lisi cellulare).
Incubazione: Molto variabile. In condizioni naturali negli Psittacidi è
compresa da un minimo di 42 giorni ad un massimo di alcuni anni.
Sintomi: La sintomatologia è molto variabile dipendendo dalla virulenza
del ceppo di C. psittaci in causa e dalla sensibilità di specie od individuale
dei volatili. In molti casi l’infezione è asintomatica o quiescente e può
essere attivata da diversi fattori stressanti. Nei casi iperacuti dei giovani la
morte è improvvisa, non preceduta da sintomi. Nell’evoluzione acuta si nota
arruffamento delle penne, abbattimento, dispnea, congiuntivite, sinusite, feci
acquose (spesso di colore giallo-verdastro) e morte entro le 2 settimane. Nelle
forme subacuto-croniche si osserva un progressivo dimagramento del volatile,
disturbi respiratori di vario grado e, talora, congiuntivite. Le feci,
diarroiche e verdastre, contengono un’elevata quota di urati. In alcuni casi
è possibile osservare sintomi nervosi.
Rilievi ematochimici: gli uccelli infetti possono presentare leucocitosi,
eterofilia, monocitosi, basofilia ed anemia non rigenerativa. Evidenziabile
anche un marcato aumento di AST, LDH, CK ed acidi biliari.
Rilievi radiografici: nei casi di Chlamydiophilosi l’esame
radiologico può permettere di evidenziare epatomegalia, splenomegalia,
polmonite ed aerosacculite.
Lesioni: Nelle forme acute di frequente si evidenziano piccoli focolai
necrotici in vari organi dovuti con ogni probabilità all’azione delle
tossine. Fegato e milza risultano frequentemente ingrossati e le sierose (così
come i sacchi aerei) presentano infiammazione fibrinosa. Broncopolmonite,
enterite e degenerazione renale possono completare il quadro necroscopico. Nei
maschi può evidenziarsi orchite determinante sterilità. Le alterazioni del
midollo osseo (con conseguente anemia) e le proliferazioni connettivali in vari
organi (specialmente in fegato e reni) si verificano nei casi cronici.

Diagnosi : Dei numerosi test diagnostici nessuno è da considerare
"ideale" e la diagnosi di Chlamydiophilosi può essere confermata da
uno o più test in presenza di sintomi clinici. E’ importante, tuttavia,
individuare gli uccelli che, in assenza di sintomatologia, sono portatori ed
eliminatori di C. psittaci per il rischio di infezione verso altri uccelli o
esseri umani (in particolare bambini, anziani e soggetti immunodepressi). Nel
caso in cui si desideri conoscere se gli uccelli sono infetti partendo da
tamponi cloacali o campioni di feci bisogna considerare che C. psittaci viene
eliminata dall’organismo in modo intermittente ed è, quindi, necessario,
perché il test sia probante, eseguire i prelievi sugli animali per almeno tre
giorni consecutivi
Esame citologico. E’ possibile allestire vetrini, colorati con i metodi
di Giemsa, Macchiavello, Castaneda o Gimenez, a partire da impressioni di
sezioni di organi (fegato o milza) o dai sacchi aerei (è il campione più
probante) per evidenziare gli inclusi intracitoplasmatici (corpi elementari)
delle cellule macrofagiche infettate. Questo metodo è rapido, ma non è dotato
di elevata sensibilità (se risulta negativo non si può escludere che il
volatile sia infetto) che può, tuttavia, essere aumentata utilizzando l’immunofluorescenza.
Esame colturale. Le Chlamydie possono essere isolate su colture cellulari
o su embrione di pollo a partire da campioni di organo, tamponi o feci. Il
metodo offre la massima sensibilità, ma richiede laboratori specializzati,
precauzioni per gli operatori ed almeno due settimane di attesa.
Ricerca di anticorpi. Numerosi test sierologici sono stati impiegati per
ricercare gli anticorpi nel sangue degli uccelli infetti; tra questi la fissazione
del complemento (FC) è stato uno dei primi. La FC, tuttavia, presenta
numerosi inconvenienti tali da non consigliarla per la diagnosi di
Chlamydiophilosi nei volatili:
molti uccelli (in particolare Pappagalli Cenerini ed Inseparabili) infetti da
C. psittaci producono principalmente anticorpi non fissanti il
complemento;
la componente C1 del complemento di cavia (utilizzato per la FC) è
incompatibile col siero di molte specie;
la FC, riconoscendo le IgG, non svela infezioni recenti.
Sieri con titolo maggiore di 1:40 sono considerati positivi.
I test ELISA (disponibili anche in fase solida per le prove di campo) sono
decisamente più affidabili evidenziando un’elevata sensibilità e
riconoscendo la presenza di anticorpi in uccelli clinicamente sani ma con
infezioni persistenti. Falsi positivi possono, tuttavia, osservarsi per reazione
crociata verso anticorpi contro antigeni batterici di simile costituzione. I
test di agglutinazione sul lattice, svelando le IgM, sono utilizzabili solo in
caso di infezioni recenti. Il limite dei test sierologici è che non sempre nel
corso dell’infezione da C. psittaci è possibile evidenziare anticorpi.
La localizzazione intracellulare della C. psittaci (in particolare nelle
infezioni latenti o persistenti) impedisce il contatto col sistema immunitario
dell’ospite e l’antigene può essere riconosciuto solo quando, nel ciclo di
replicazione, l’avvicendamento dei macrofagi libera piccoli quantitativi del
batterio nel circolo ematico. In alcuni casi, inoltre, la C. psittaci
induce immunosoppressione con scarsa o nulla produzione di anticorpi così come
avviene nelle infezioni recenti.
Test rapidi ricercanti l’antigene. Si tratta di test (ELISA o
agglutinazione su lattice) ideati in medicina umana per la ricerca di C.
trachomatis da tamponi uretrali o cervicali. Riconoscendo l’antigene
lipopolisaccaridico comune a tutto il genere Chlamydiophila, e quindi
anche alla C. psittaci, sono utilizzabili anche in medicina veterinaria
su feci, tamponi cloacali, congiuntivali o nasali ed omogenati di organi di
uccelli sospetti. I test sono rapidi (il responso si ottiene al massimo in 4
ore), di facile esecuzione e di elevata sensibilità, ma talora evidenziano
falsi positivi per reazione crociata verso alcuni antigeni batterici.
Sonde a DNA. La PCR può essere utilizzata come test diagnostico su
uccelli vivi (tamponi, materiale bioptico, feci) o morti. Come specificato in
precedenza non sempre nel circolo sanguigno sono presenti le Chlamydie (e di
conseguenza il loro DNA) per cui testare il sangue del volatile con questo
sistema non sempre è indicativo. La PCR è un test altamente sensibile in
grado di svelare soggetti con infezione latente o persistente e, se la
metodica è eseguita con attenzione e si utilizzano "primers"
selezionati, non vi sono possibilità di incorrere in falsi positivi o falsi
negativi.
Ringraziamo Sergio Giovannetti per la realizzazione
di questa scheda
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