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PERITONITE INFETTIVA FELINA
Sommario:
La versione originale è opera di Erin Miller
[ermiller@tezcat.com]. Parte del
merito va a:
SCOPO DEL FAQ: far luce sugli aspetti più
ricorrenti e meno conosciuti della più enigmatica fra le malattia infettive
feline. E' triste dover subito premettere che la FIP [Feline
Infectious Peritonitis, peritonite infettiva felina, ndt] ha decorso
ineluttabilmente fatale. Allo stato attuale, non esistono terapie. Tutte le
conoscenze sono permeate da un senso frustrante di indeterminatezza: i
risultati dei test diagnostici sono fuorvianti. Le modalità di contagio,
ipotizzate. Il periodo d'incubazione, imprevedibile. La sintomatologia,
ambigua. I portatori sani, inidentificabili. La vaccinazione, controversa...
Il FAQ è suddiviso in due sezioni:
-
PARTE I: Peritonite infettiva: 15 domande per capire...
-
PARTE II: Situazioni di sovraffollamento: allevamenti, pensioni, ricoveri...
[Ndt: la seconda parte è un
compendio, in forma di domande/risposte, delle misure precauzionali raccomandate
per le situazioni a maggior rischio di contagio, così come sono emerse dal
"Simposio FECV/FIPV" promosso nel 1995 dalla Winn Foundation. La FIP
è di particolare preoccupazione negli allevamenti amatoriali o professionali
dove presenta la più alta incidenza statistica, causando anche un ingente danno
economico. E' da notare comunque che la FIP ha un alto tasso di occorrenza in
qualunque situazione di sovraffollamento felino].
E' disponibile su Internet una più
aggiornata -e maggiormente tecnica- documentazione:
Si consiglia di seguire articoli e abstract dei
seguenti Autori: Foley, Pedersen, Addie,Horzinek negli anni 1995/1998. PubMed può
essere consultato tramite la National
Library of Medicine
PARTE I: Peritonite infettiva: 15 domande
per capire... [vai al sommario]
La peritonite infettiva è come
l'AIDS? [indice]
NO.
Questa associazione - talvolta utilizzata nei confronti di FIPV (Feline
Infectious Peritonitis Virus), FeLV (Feline Leukemia Virus) e FIV (Feline
Immunodeficiency Virus) per spiegare il meccanismo d'azione del virus- finisce
spesso per confondere le idee e, peggio, spaventare senza motivo le persone:
molti gatti sieropositivi, e persino il cane di casa, sono finiti per la
strada. Non ci sono stati casi di AIDS dovuti a contagio da virus
immunosoppressivi felini [FIPV/ FIV/ FeLV]. Nessuno!
Non vi è altra similarità fra FIPV/ FIV/ FeLV e
il retrovirus [sottofamiglia lentivirus] HIV dell'AIDS umana, che le sindromi
letali da immunodeficienza da essi causate, così simili nell'eziologia da aver
suggerito l'associazione di cui sopra.
[Dal FAQ "Leucemia
felina". Ndt: per comprendere le sezioni seguenti, è utile ricordare che
il termine 'virus' si riferisce a organismi sub microscopici ad alto potere
infettivo, capaci di integrare la propria matrice genetica nel citoplasma di una
cellula ospite, obbligandola a sintetizzare acidi nucleici e proteine virali,
cioè a replicare il virus stesso. Sono incapaci di organizzazione cellulare
propria, e perciò sono obbligati ad una vita parassitaria "intra
cellulare" in qualche cellula ospite. La loro matrice genetica, racchiusa
da un involucro proteico, è costituita da una molecola di acido nucleico di
tipo:
- DNA [acido desossìribo-nucleico] =
desossivirus
- RNA [acido ribo-nucleico] = retrovirus
I virus FIPV, FIV, FeLV sono tutti basati su una
molecola di RNA, quindi retrovirus. Mentre FeLV [v. FAQ "Leucemia
felina"] e FIV [v. FAQ "Informazioni
mediche"] sono identificati come "retrovirus", FIPV viene classificato
come "coronavirus"].
Cos'è la peritonite infettiva?
[indice]
E' una malattia infettiva virale esclusiva della specie felina [a
patogenesi progressiva di tipo immuno-mediato, ndt]. E' considerata
endemica negli ambienti ad alta densità di animali (allevamenti, pensioni,
ricoveri), perché occorre uno contatto stretto -anche se non diretto- per la
diffusione del contagio. E' fra le malattie più difficili da debellare, per
la sua abilità nel vanificare la risposta immunitaria degli anticorpi
neutralizzanti [identificata in USA nel '50, ma causa
probabile dei decessi per 'rigonfiamento addominale' documentati sin dal
1912/1914. La prima descrizione clinica risale al Dr Jean Holzworth nel 1963.
Caratteristica delle specie domestiche, può manifestarsi anche in alcuni
felini selvatici, ndt].
E' causata da un ceppo di retrovirus noti come FCoV, Feline Corona-Virus[differenziati
sulla base di neutralizzazioni in vitro, in due biotipi a di fferente
patogenicità: l'innocuo FECV (Feline Enteric Corona Virus), e il mortale FIPV
(Feline Infectious Peritonitis Virus. I coronavirus felini si differenziano da
altri virus felini in alcuni fattori di importanza critica:
-
gli anticorpi sistemici
-circolanti cioè nel sangue- non hanno alcuna funzione protettiva, e anzi
possono agire accelerando il decorso clinico della malattia, vedi ADE
-
la titolazione anticorpale è
inutilizzabile ai fini diagnostici o prognostici, e lo stesso vaccino, pur
disponibile, rimane molto controverso.
ndt [Fonte: Susan Little DVM, Diplomate
ABVP (Feline) CFA Health Committee: "Feline Infectious Peritonitis - updated
information for breeders"].
Le attuali conoscenze sulla malattia sono tuttora incomplete: in un report del
Journal of Clinical Microbiology si riferisce dipendente da mutazione
individuale verso forme sistemiche ad altissima patogenicità del coronavirus enterico felino
FECV residente [I coronavirus sono composti da un
alto numero di nucleotidi, che li rendono proni ad errori di replicazione. La
mutazione interesserebbe un errore di duplicazione della regione ORF3c del
genoma, che normalmente impedisce al fattore di virulenza ORF7b di esprimersi:
in tal modo, durante la replicazione intestinale in un determinato soggetto,
il fattore ORF7b "incontrollato" farebbe evolvere l'infezione da
localizzata a sistemica. Tuttavia, potrebbero essere coinvolti altri fattori
di virulenza, dal momento che il fattore ORF7b non è sempre presente in tutti
i genomi mutanti, ndt [Fonte: Kiss, Kecskeméti, Tanyi, Klingeborn, Belák:
"DATA REGARDING THE MOLECULAR BIOLOGY OF FELINE CORONAVIRUSES"]
Il FECVirus, altamente infettivo, pressoché
innocuo e molto comune, ad infezione generalmente sub-clinica, e aggressività
cellulare non-sistemica [non si espande oltre le membrane
epiteliali intestinali, ndt]: causa, specie nei cuccioli, un'enterite
virale con leggera diarrea, raramente vomito e un po' di febbre [il
95% dei soggetti infettati rimane sano, ndt]. Passata l'infezione,
NON lascia successiva immunità, quindi in caso di successiva esposizione,
l'enterite virale può ripresentarsi: negli animali adulti tuttavia, è quasi
sempre asintomatica [AGG: In alcuni soggetti il FECV può
tuttavia stabilire un'infezione persistente: i soggetti sono asintomatici ma
portatori cronici -e contagiosi- del virus FECV per trasmissione principalmente
orale e fecale, e secondariamente salivare. Attualmente, l'unico testo in grado
di rilevare questi portatori è il non comune esame PCR - Polymerase Chain
Reaction- delle feci dei soggetti in questione per il rilevamento dell'RNA
virale, dato che la titolazione anticorpale ai coronavirus non è utilizzabile a
questo scopo, ndt].
[Ndt: attenzione! Il FECVirus non ha niente
a che fare con il parvovirus che causa la FPL (Feline Panleukopenia), detta
comunemente "gastroenterite infettiva felina": contro quest'altra malattia
spesso letale esistono vaccinazioni annuali, ndt].
L'innocuo FECVirus è identico -morfologicamente/ molecolarmente/
antigenicamente- al letale FIPVirus, tranne per l'abilità di diffusione
cellulare sistemica che caratterizza quest'ultimo [attualmente,
ne viene considerato -sotto determinate condizioni variabili individualmente-
il precursore. Presentano inoltre differenti caratteristiche di crescita
in vitro, ndt]. Se un animale attualmente testato per sospetta FIP
sia stato esposto al FECVirus o al FIPVirus in precedenza (non c'è modo di
discriminare fra questi due), il test non può stabilirlo.
In questo FAQ -anche se FIPVirus e il FECVirus si
differenziano solo per la risposta immunitaria- si chiamerà:
- FECVirus: lo stadio non
patologico, non-sistemico del coronavirus [non causa la FIP],
- FIPVirus: lo stadio patologico,
sistemico del coronavirus [causa la FIP].
C'è differenza fra FIP, FIPV e FECV?
[indice]
SI.
FIP è la malattia clinica associata ad infezione virale da
coronavirus, in stadio conclamato. Normalmente, è automatico correlare
un'infezione col virus che l'ha causata. Sfortunatamente, non nel caso della
FIP. Varie ipotesi sono state formulate: un FIPVirus appartenente ad un ceppo
virale autonomo rispetto al FECVirus, o una forma mutante patologica del
FECVirus stesso, oppure un'ipotesi mista fra queste [AGG:
attualmente, è accettato che la maggioranza dei soggetti sviluppa la FIP
dalla mutazione nel corso dell'infezione intestinale, del FECV, ndt [Fonte:
Susan Little DVM, Diplomate ABVP (Feline) CFA Health Committee: "Feline
Infectious Peritonitis - updated information for breeders"].
La più accreditata attualmente è che -dal
FECVirus enterico al FIPVirus sistemico- alla patogenicità dell'infezione
concorrano:
- il tipo di ceppo virale, la sua virulenza e il numero
di virus penetrati,
- il tipo [v.oltre] e l'intensità
della risposta del sistema immunitario,
- il livello e la qualità degli anticorpi presenti e/o
prodotti [v.oltre],
- concause varie (stress, predisposizione genetica,
malattie concomitanti etc).
Particolare suscettibilità -a questa come ad altre malattie- hanno i gatti
con malattie immunosoppressive concomitanti, come FeLV e FIV: dal 20 al 50% dei
gatti con FIP conclamata risulta affetto contemporaneamente da FeLV.
FECVirus è un coronavirus a
altissima contagiosità e bassa virulenza, non-sistemico. Debellato senza
immunità permanente,
[in oltre il 95% dei casi. Può tuttavia stabilire
un'infezione permanente in soggetti asintomatici ma portatori cronici e
contagiosi. Soggetti infettati sperimentalmente con ceppi FECV-RM presentavano
diffusione del virus nelle feci tre giorni dopo l'avvenuto contagio, per un
periodo di quattro settimane circa, ndt. Fonte: J Clin Microbiol 1996 Dec;34(12):3180-4
Poland AM ; Vennema H ; Foley JE ; Pedersen NC Center for Companion Animal
Health, School of Veterinary Medicine, University of California, Davis 95616,
USA].
FIPVirus è un coronavirus [FECVirus
mutato in un soggetto FeCV-preinfetto] ad alta virulenza, sistemico. Se
debellato, con immunità permanente
[tasso di morbosità -FIP conclamata- in gatti
sieropositivi SOLO del 10%, ma tasso di mortalità del 100%, ndt].
Quindi, se le ipotesi sono corrette, ogni
qualvolta s'incontri il FECVirus c'è la possibilità teorica di incontrare il
FIPVirus. La ragione per cui alcuni gatti sviluppino la malattia ed altri no,
non è del tutto chiara [recenti studi si indirizzano
sui peculiari meccanismi di trasmissione intra cellulare ("cell associated")
del virus, e soprattutto sull'elusione dell'attacco anticorpale: le
glicoproteine del genòma virale, le cosiddette S proteine ("spikes")
sembrano responsabili sia dell'infezione di monocìti e macròfagi (v.oltre),
sia del trasporto sistemico d'elezione, le membrane mucose superficiali, ndt].
Come
si trasmette il FIPVirus?
[indice]
Non esistono certezze, al riguardo [Il FIPVirus
inizia a replicarsi nelle membrane peritoneali, quindi la via di penetrazione
più probabile è certamente quella orale: contatti con feci, saliva o
secrezioni nasali contaminate, ndt].
[AGG: Attuali ricerche hanno
mostrato come i soggetti con segni clinici conclamati di malattia *raramente*
disperdano il virus, e non risultino pertanto contagiosi verso altri animali. La
malattia (FIP) non è usualmente contagiosa gatto-gatto,ovvero per contagio
orizzontale, mentre lo è il coronavirus enterico (FECV: si stima che una volta
penetrato in allevamento, l'80-90% dei soggetti verrà infettato), quindi
attualmente i ricercatori sono orientati verso la non-necessità di isolamento
di un soggetto in fase conclamata [Fonte: Susan Little, DVM, Diplomate ABVP
(Feline), Bytown Cat Hospital, Ottawa, Canada].
La malattia può avere origine da contagio -diretto o indiretto- successivo a:
-
inalazione e/o ingestione (Cornell Feline Health Center),
-
contatto diretto, es. attraverso morsi o ferite (Pedersen, pubblicazioni
UC - Davis).
Recenti studi dimostrano che -contrariamente a quanto ipotizzato- lo stadio
infettivo del FIPVirus sopravvive ad una temperatura ambientale di 21° C su
superfici ASCIUTTE (es. ciotole, vaschette, lettiere, abiti, scarpe etc), per un
periodo di tempo variabile da 2 a 6 settimane [alcuni
mesi, sotto le migliori condizioni, ndt]. Questo accredita entrambe
le posizioni precedenti, rendendole molto più vicine fra loro.
[Ndt: seguiamo il percorso
del FIPVirus nell'organismo? [grazie, Tamara! :)]
A 24 ore dall'ingestione si trova nelle tonsille e
nell'intestino. Qui inizia a replicarsi -senza causare sintomi- nelle mucose
linfatiche e peritoneali. I globuli bianchi normalmente "di
pattuglia" nel circolo sanguigno si accorgono dell'infezione perché il
virus ha modificato il marchio di compatibilità istologica cellulare [MHC
marker, negli umani HLA marker]. I linfocìti-T coadiuvanti [HTC, helper T-cells],
nati nel midollo e maturati nel timo, attivano quindi le difese immunitarie...
RISPOSTA CELLULO-MEDIATA
[CMI,cell-mediated
immunoresponse]
Questa prima fase della risposta immunitaria,
più rapida anche se non-specifica, ha una grandissima importanza nelle malattie
immunosoppressive intracellulari, come appunto la FIP (e l'AIDS, per gli
umani...). Consiste nell'attivazione tramite linfochìne dei linfocìti-T
citotossici [CTL, killer T-cells], determinanti per la lisi
citoplasmatica delle cellule infettate.
Se la risposta CMI è
inadeguata, il virus in 2 settimane invaderà l'intestino, i linfonòdi
mesentèrici, il fegato etc.
RISPOSTA ANTICORPO-MEDIATA [HMI,
humoral-mediated
immunoresponse]
Questa seconda fase della risposta immunitaria, più
tardiva ma altamente specifica, consiste nell'attivazione dei linfocìti B,
nati e maturati nel midollo: ognuno di loro ha recettori per milioni di antìgeni
virali, ed identificato quello giusto s'evolve in una plasmacellula
specializzata nella produzione di anticorpi antagonisti.
Risposta HMI primaria:
al primo attacco d'un virus sconosciuto, s'attiva
la risposta HMI primaria, che necessita di parecchi giorni per la
produzione e messa in circolo d'anticorpi. Una volta prodotti, una parte di
questi permane come cellula-di-memoria [memory cells] per un periodo più
o meno lungo, a protezione contro eventuali attacchi futuri.
Risposta HMI secondaria:
gli attacchi successivi dello *stesso* virus
attivano la risposta HMI secondaria: stavolta gli anticorpi preesistenti (sieropositività)
sono schierati e battaglieri, e vengono rilasciati immediatamente nel sangue
in grandi quantità. Purtroppo, proprio di questo il FIPVirus si
avvantaggia! (v.oltre)
Gli anticorpi prodotti -
immunoglobuline- sono ricercati nei test sierologici per frazioni (IgA, IgG,
IgM, IgD, IgE), la cui positività o negatività fornisce importanti indizi
diagnostici [ad es: la frazione IgM[+] suggerisce infezione recente; la
frazione IgG[+] infezione passata che ha lasciato anticorpi permanenti]. Gli
anticorpi vengono rilasciati nel sangue in quantità proporzionali all'attaco
virale, per cui il titolo di gammaglobuline nei test risulta in genere molto
alto. Gli anticorpi non distruggono l'antìgene virale, ma lo neutralizzano
legandosi ad esso [binding
specificity].
Nei tessuti infetti avviene
un'intensa reazione infiammatoria con febbre -che se non eccessiva aiuta a
bloccare la replicazione virale- mentre le cellule-spazzino [fagocìti micròfagi]
fanno piazza pulita per digestione enzimatica d'ogni virus neutralizzato e
di tutti i residui cellulari. Se tutto è andato bene, nei confronti del
FIPVirus rimane un'immunità permanente. Guarito! :)
FALLIMENTO DELLE RISPOSTE
IMMUNITARIE:
Sfortunatamente, questo non è un mondo perfetto...
Il FIPVirus infetta di preferenza i globuli bianchi
a nucleo singolo -specie monocìti- e le cellule-spazzino [fagocìti macròfagi].
Questo spiega sia perché le lesioni da FIP interessino di prevalenza mucose
ed epiteli reticolo-endoteliali, sia perché solo l'immunità CMI e/o la
positività alla frazione IgA siano considerate sufficientemente protettive.
Pare infatti che la
positività alla frazione IgG con presenza anticorpale permanente, sia
controproducente nell'infezione da FIPVirus e non-protettiva nell'infezione da
FECVirus. Il FIPVirus s'avvantaggia della precedente sieropositività: la
presenza d'alti titoli anticorpali nella fase dell'infezione può accelerare
-anziché contrastare- lo sviluppo clinico della malattia. Il fenomeno -di
particolare importanza in relazione alle vaccinazioni- è conosciuto anche
nell'AIDS umana come attività ADE [antibody
dependent enhancement]. Gli anticorpi che si trovino a facilitare lo
sviluppo della malattia vengono chiamati "enhancing antibodies".
Da sperimentazioni di laboratorio, è emerso che:
-
l'attività ADE nei confronti del
FIPVirus viene amplificata da esposizioni successive allo *stesso* ceppo virale
[es. al Tipo-II] ma NON da esposizioni successive a ceppi virali *differenti* [es.
al Tipo-I e al Tipo-II].
-
l'attività ADE nei confronti del
FIPVirus -in particolare del Tipo-II- è provocata da un alto titolo di
anticorpi neutralizzanti, ma NON da un basso titolo. [Referenze: Luglio 1997,
Department of Veterinary Infectious Diseases, School of Veterinary Medicine and
Animal Sciences, Kitasato University, Towada - Japan].
Può venire rilevato il FIPVirus?
[indice]
NO.
Sono commercialmente disponibili dei test diagnostici sul siero, sui
tessuti e sui liquidi interstiziali:
-
alcuni (la maggior parte) ricercano la presenza di anticorpi
contro generici coronavirus,
-
altri, più recenti, ricercano le glicoproteine superficiali del
genòma virale [le cosiddette proteine
"S" o "spikes", ndt].
Il problema con i test di ambedue i tipi, è che i reagenti chimici non hanno
specificità di discriminazione del FIPVirus nei confronti del FECVirus, a causa
rispettivamente:
-
delle interazioni anticorpali antigenicamente uguali [i
loro antìgeni sono antagonizzati dagli stessi anticorpi, ndt],
-
delle somiglianze molecolari della matrice genetica [la
non-sistemicità infettiva del FECVirus può però essere una discriminante: nel
caso in cui il genòma virale venga rilevato *sia* sui tessuti/liquidi
peritoneali *sia* nel sangue, può trattarsi di FIPVirus sistemico. Il FECVirus
(il genòma, non gli anticorpi) non dovrebbe diffondersi al di fuori dei tessuti
intestinali, ma ulteriori studi sono in corso e non vi è niente di definitivo,
ndt].
[Ndt: i test
anticorpali rilevano la sieropositività/sieronegatività rispetto ad un livello
di riferimento, con o senza specificazione del titolo (la più alta diluizione
possibile del siero mantenendo rilevabile la positività). Fra i tipi
disponibili:
-
ELISA "FIP test": testa
il siero ed è disponibile in kit per uso ambulatoriale. Poco sensibile.
-
I-IFA "indirect IFA
test": testa campioni di tessuto, ad es. raschiature congiuntivali. Più
sensibile, ha una specificità di discriminazione inferiore al 70%.
-
AGI, PH e PCR vedi oltre
[La Synbiotics stava sviluppando
un test ("anti-idiotype monoclonal antibody") ad alta specificità,
mai commercializzato].
Gli accertamenti anticorpali sierologici/tissutali
non diagnosticano forme effusive/non-effusive di FIP conclamata (v.oltre):
un gatto esposto ad un QUALUNQUE tipo di coronavirus, mantiene nel sangue
un titolo più o meno alto di anticorpi contro di esso. La sieropositività o
sieronegatività -inclusi i casi di falsa sieropositività o falsa
sieronegatività- indicano solamente la reazione anticorpale ad un antìgene
virale, non l'antìgene antagonizzato.
Nel FECVirus -che non lascia immunità- il titolo
anticorpale dovrebbe decrescere allo scomparire dell'infezione: si è pensato
che titoli alti e persistenti di anticorpi nel siero potessero essere
significativi di infezione da FIPVirus. Sfortunatamente, le esperienze sul campo
sono contraddittorie [le interazioni fra numero di virus penetrati ~ numero di
anticorpi prodotti sono ambigue: alti livelli anticorpali possono eliminare il
virus, così come accelerare la malattia (attività ADE).
Alti titoli anticorpali possono misurarsi tanto in animali in FIP conclamata
(forma non-effusiva) quanto in animali portatori sani, ndt].
A complicare le cose (...ce n'era proprio
bisogno!), non esistono parametri di esecuzione/valutazione standard: "FIP
test" effettuati in laboratori diversi non garantiscono uniformità o
comparabilità di risultati, e l'interpretazione degli stessi varia da
laboratorio a laboratorio. Alcuni assumono la sieropositività/sieronegatività
in base alle risultanze del titolo rispetto ad un livello di riferimento,
naturalmente proprietario: talvolta, non viene nemmeno specificato nel referto.
Inoltre, eventuali inaccuratezze procedurali o concause esterne (es. risposta
anticorpale anomala alla vaccinazione) possono invalidare del tutto il risultato [il
tasso di falsa positività/negatività stimato è intorno al 30%, ndt].
Alla data di stesura del FAQ,
era allo stadio sperimentale -ora commercializzato- il test nPCR
("nested Polymerase
Chain Reaction") che ricerca direttamente l'RNA virale -anche a livelli
bassissimi- sui tessuti, i liquidi interstiziali e il siero [le
polimeràsi sono enzimi cellulari che uniscono fra loro più molecole simili
-monòmeri- in catene chiamate polìmeri. I polìmeri bersaglio del test sono le
glicoproteine del genòma virale, le cosiddette S proteine ("spikes"),
responsabili per l'inclusione virale nel citoplasma cellulare. I primi risultati
in vitro - esame tissutale/interstiziale per il FIPVirus e fecale per il
FECVirus- promettevano una sensibilità del 91,6% ed una specificità del 94%.
Purtroppo, le metodologie utilizzate nei pochi laboratori che lo eseguono non
confermano le aspettative. E' maggiormente costoso rispetto ad altri test e
ancora non discrimina con sufficiente affidabilità fra FECVirus e FIPVirus, ndt.
Referenze: 'Journal of Clinical Microbiology', marzo 1997. Articolo: "Development
of a Nested PCR Assay for Detection of Feline Infectious Peritonitis Virus in
Clinical Specimens" - Animal Medical Center, New York - Clonit SpA -
Fondazione Centro Studi di Patologia Molecolare Applicata alla Clinica, Milano].
***In NESSUN caso l'EUTANASIA dev'essere considerata sulla base
dei SOLI test sierologici, della titolazione anticorpale, o persino del
nuovo test DNA!***
Nei casi di sospetta FIP, la diagnosi può venire indirizzata sia dalla
valutazione sintomatica generale [poco
caratteristica nella forma non-effusiva, ndt ] sia da accertamenti
clinici volti a confermare/smentire il quadro patologico [es.
marcata iper-gammaglobulinemìa e/o concomitante ipo-albuminemìa, ndt].
Che
significa sieropositivo?
[indice]
Significa che nel siero di un animale:
-
risultato sieronegativo [-], non sono rilevabili anticorpi
per i coronavirus:
-
perché non è mai stato esposto. Meglio così!
-
perché è in uno stadio d'incubazione [periodo
medio: dai 2 ai 4 mesi, ndt],
-
perché non ci sono anticorpi liberi [infezione
avanzata, immunodepressione da FeLV etc, ndt],
-
perché il risultato è sbagliato... [sieronegatività
apparente, ndt]
-
risultato sieropositivo [+], sono rilevabili anticorpi per
i coronavirus:
-
perché esposto -in passato/recentemente- al FECVirus (?),
-
perché esposto -in passato/recentemente- al FIPVirus (?),
-
perché la vaccinazione ha dato reazioni anomale (?)
-
perché il risultato è sbagliato... [sieropositività
apparente, ndt]
In più, il livello di anticorpi nel siero -sia al FECVirus che al FIPVirus-
aumenta e decresce senza un modello specifico.
Spesso, equivocamente, si abbreviano le
risultanze di laboratorio come "FIP negativo [-]" e "FIP positivo
[+]". Questo è da intendersi nel senso che -per quel dato test- il titolo
anticorpale per generici coronavirus
è risultato:
-
"FIP[-]" = più basso del riferimento, NON che si possa
escludere la presenza di FIPVirus o FIP conclamata,
-
"FIP[+]" = più alto del riferimento, NON che si possa affermare la
presenza di FIPVirus o FIP conclamata
Nel passato, era opinione comune che profilo ematologico + sintomatologia
consistenti con sospetta FIP, fossero un'automatica conferma alla diagnosi di
FIP conclamata. Attualmente non è più così: titoli alti e crescenti nelle
risultanze anticorpali sono un forte indice di sospetto per la presenza
dell'infezione, ma l'effettiva diagnosi deve considerare tutte le possibili
opzioni alternative prima di venire confermata.
Nei lavori del "Simposio FIP/FECV"
sponsorizzato dalla Winn Foundation, i test sul vaccino effettuati alla Cornell
University, sono stati oggetto di contestazione proprio per l'utilizzo di
animali sieropositivi, e per le innaturali condizioni di esposizione dei
soggetti all'infezione virale. Non è ancora chiaro se l'attività
ADE
sia un fenomeno accentuato dalle prassi di laboratorio, o se anche sul campo
occorra con la stessa frequenza.
Quali
sono i sintomi della FIP?
[indice]
La FIP è un'infezione singola, caratterizzata però da differenti
sintomatologie: la tipologia di instaurazione è strettamente correlata alla
tipologia di risposta immunitaria cellulo-mediata CMI dell'organismo
[i gatti geneticamente predisposti alla FIP potrebbere
quindi in teoria essere anche maggiormente predisposti ad altre infezioni virali
e fungine: questo potrebbe essere un aiuto per gli allevatori nel selezionare
linee di sangue con comprovata resistenza alla FIP e alle altre malattie perché
in possesso di una forte risposta cellulo-mediata, ndt]
Dipendentemente da questa, si riconoscono:
-
una forma acuta effusiva o parenchimatosa [pare
relativa ad una totalmente fallita risposta CMI, ndt]
-
una forma cronica non-effusiva o "asciutta" [pare
relativa ad una parzialmente fallita risposta CMI, ndt]
Esiste anche una terza situazione, quella dei cosiddetti portatori
sani:
-
un'immunità latente con contagiosità periodica [pare
relativa ad una parzialmente riuscita risposta CMI, ndt]
L'infezione virale è inattivata [non debellata], e si è instaurata un'immunità
a tempo indeterminato [che può tuttavia venir meno,
specie in coincidenza con FeLV e altre malattie immunosoppressive nei confronti
della risposta CMI. Da notare che l'uso di farmaci immunosoppressori -es.
corticosteroidi- non influisce negativamente, essendo la loro azione limitata in
genere all'ambito anticorpale HMI, ndt]
La sintomatologia comune alle due forme di FIP
conclamata, è estremamente comune ad un'infinità di altre malattie:
-
febbre resistente agli antibiotici, perdita di peso, depressione, anoressìa,
anemìa, disidratazione, letargìa, debolezza.
-
peritonite piogranulomatosa con o senza ascìte: le lesioni possono occorrere
virtualmente ovunque: linfonodi, fegato, rene, pleura, polmoni, pericardio,
meningi, uvea etc.
Forma effusiva:
Progressione rapida. E' caratterizzata:
-
da ascìte, dilatazione peritoneale, addominale e/o toracica dovuta al
versamento di ingenti quantità di liquido.
Nel torace produce compressione polmonare e anomalie respiratorie [dispnèa,
tachipnèa etc, ndt]. Nel 20% dei casi l'effusione del liquido
interessa la pleura e il pericardio.
Può occorrere vasculìte, che aumenta la permeabilità vascolare e accumulo di
trasudato fibrinoso sulle membrane intestinali e/o respiratorie [peritonite sierofibrinosa, maggiormente
sul fegato, intestino e milza, ndt]. Rigonfiamento linfatico,
itterizia [nello stadio terminale, ndt],
disturbi neurali, ulcere corneali, vomito, diarrea, pallore avanzato delle
mucose possono aggiungersi al quadro
Forma non-effusiva:
Progressione lenta. E' caratterizzata:
-
da mancanza di ascìte,
-
da lesioni cellulari piogranulomatose e/o accumuli perivascolari di linfocìti e
cellule plasmatiche [con ispessimento nodulare
del connettivo, ed estesa infiltrazione mononucleare rilevabile all'esame
istopatologico, ndt].
Possono presentarsi in varie combinazioni: crisi renali, epatiche, pancreatiche
[linfoadenopatìa addominale, ndt];
complicazioni vascolari e/o flebitiche; malattie oculari [uveìte
piogranulomatosa, emorragie retiniche etc, ndt]. Questa è la forma
della malattia nella quale è più frequente riscontrare neuropatìe del sistema
nervoso centrale [atassìa, nistagmo, paralisi,
encefalomielìte e meningite, ndt]
Attualmente gli accertamento diagnostici possibili sono l'esame istologico (biopsìa)
o l'IP test "Immuno Peroxidase" sul tessuto e/o sul liquido,
prelevato mediante chirurgia esplorativa sull'animale vivo o, più
frequentemente, durante necroscopìa post-mortem (autopsia).
[Ndt. La seguente sezione è
stata aggiunta grazie al Dott. Roberto Priolo, Medico Veterinario (grazie,
Roberto!)]:
L'esame citologico su qualsiasi versamento
intracavitario, e specificatamente il liquido ascitico, è di FONDAMENTALE
importanza, non fosse altro per stabilire se si tratta di un liquido
infiammatorio (come nella FIP) o di un liquido trasudatizio (come avviene in
alcune malattie epatiche e/o nell'insufficienza cardiaca). L'esame sul
liquido ascitico non dà la certezza della diagnosi, ma è un importante
tassello per il suo raggiungimento.
Anche, un esame del sangue di base (emocromo con
formula, transaminasi epatiche, azotemia, creatininemia; fosfatasi alcalina,
Ggt, glicemia) può fornire un quadro generale dal quale prendere spunto per
esami più mirati.
[Ndt: non esistono cure. Nella
forma non-effusiva sono allo studio terapie basate su farmaci antivirali -es.
interferòne- in sinergia con farmaci immunosoppressivi o immunoregolatori
(per contrastare l'attività ADE). Numero di ottobre 96 del
"Compendium on Continuing Education". L'interferòne è una proteina
antivirale prodotta dalle cellule stesse dopo la penetrazione del virus,
capace di inibirne la replicazione. Facile da produrre in laboratorio, ha
purtroppo leggera tossicità sulla specie felina alle dosi terapeutiche, ma
nessun potere antigènico per cui non sollecita reazioni anticorpali negative.
Il miglior candidato per questa terapia è un gatto in eccellenti condizioni
generali, diagnosticato precocemente, FeLV[-] e senza disturbi neurologici,
ndt]
C'è un vaccino? [indice]
SI.
[Primucell FIP di Pfizer- SmithKline Beecham,
introdotto nel 1991 dopo 10 anni di ricerche, ndt]. Si tratta di
gocce intra nasali per uso annuale, licenziate per gatti oltre le 16 settimane
di vita, il cui uso è stato fra i più controversi, perché in condizioni
sperimentali di laboratorio -non confermate in condizioni reali- ha causato
e/o accelerato il precipitare della malattia
[utilizza un ceppo vivo attenuato di FIPVirus più
sensibile alla temperatura, in grado di sopravvivere nell'ambiente intra nasale,
ma non nel più caldo ambiente intestinale, impedendogli così di avere uno
stadio infettivo dove normalmente è patogeno. La somministrazione nelle mucose
nasali dovrebbe stimolare un'alta risposta protettiva IgA e una bassa risposta
sistemica IgG, onde evitare il pericolo di attività ADE, ndt].
Il produttore dichiara un livello di protezione del 69%. Alcuni veterinari non
lo consigliano, altri sì.
La Cornell University [DrOlsen e DrScott, ndt]
ha testato in laboratorio il vaccino al suo rilascio commerciale, ottenendo
risultati poco positivi e, in taluni casi, persino negativi. Nelle simulazioni
eseguite, il FIPVirus è stato 'somministrato' per via intra nasale ad un gruppo
di prova [vaccinato] e ad un altro gruppo di controllo [non vaccinato]. Non è
emersa una grande efficacia protettiva del vaccino nei confronti del gruppo di
prova, mentre si è verificata una preoccupante
attività ADE [nel 52,5% dei gatti
vaccinati la malattia è precipitata nel giro di poche settimane, anziché mesi.
Ricordo che questi esperimenti sono stati piuttosto contestati, e hanno dato
luogo a diversi dibattiti fino al raggiungimento, nel 1995, di un punto
d'accordo. Le metodologie della Cornell differivano da quelle usate dal
produttore, e le risultanze di laboratorio non hanno trovato conferme sul campo.
L'esposizione a dosi virali inusuali in laboratorio -sebbene nessuno sappia
quali siano le dosi usuali in natura- e la vaccinazione di animali sieropositivi
sono stati i punti più fortemente criticati, ndt]. Nel 1995, dopo
diversi confronti e dibattiti pubblici, si è arrivati a dichiarare il vaccino
ragionevolmente sicuro nell'uso e discretamente efficace, alle condizioni nel
quale il suo uso è indicato (v.oltre). Resta comunque una
decisione soggettiva del proprietario, basata unicamente sulle posizioni del
proprio veterinario, la situazione ambientale contingente e le informazioni
disponibili al momento.
Cosa
dimostrano questi test?
[indice]
E' opinione della Cornell University che l'efficacia del vaccino sia
strettamente legata a:
-
ceppo di FIPVirus: il FCoV-I è ipoteticamente prevalente nel mondo esterno, ma
è quasi impossibile da ottenere in laboratorio [ed
estremamente difficile da isolare dai soggetti infetti, ndt]. Il
Tipo-II è comunemente utilizzato per test, vaccino etc... Sfortunatamente, si
pensa sia assai poco presente nel mondo esterno.
-
virulenza del FIPVirus: il vaccino protegge -secondo le percentuali accreditate-
in condizioni di bassa virulenza, mentre è progressivamente inefficace
all'aumentare della morbosità. Il problema è che nessuno sa qual'è il livello
di virulenza del FIPVirus al di fuori delle simulazioni di laboratorio!
-
esposizione al FIPVirus: il vaccino ha il margine di sicurezza dichiarato su
gatti sieronegativi in perfette condizioni. La considerevole attività
ADE rilevata in laboratorio, sconsiglia assolutamente l'uso su gatti
sieropositivi.
Altre
opinioni? [indice]
La Winn Foundation ha sponsorizzato nel 1995 i lavori del 'Seminario FIP/FECV',
durante il quale si è raccolto un certo consenso sia a favore della
vaccinazione, sia contro i risultati dei ricercatori della Cornell, giudicati
non realistici nelle simulazioni del mondo esterno. La considerevole attività
ADE del vaccino è stata giudicata un fenomeno di laboratorio.
Senza vaccinazione, c'è rischio?
[indice]
DIPENDE.
Soprattutto dalla situazione ambientale [AGG:
l'incidenza di FIP nella popolazione felina è in stretta correlazione col
tasso di mutazione del FECV in FIPV, ndt].
Sebbene il FIPVirus esista, a livello teorico,
ovunque vi sia FECVirus, il minor livello di rischio è per gatti singoli in
appartamento. Un rischio leggermente maggiore lo corrono i gatti singoli in
semi-libertà, per via di possibili contatti con gatti infetti del circondario.
Aumentando i gatti [un numero maggiore di 7, ndt],
aumenta il rischio [specialmente in situazioni di
stretta parentela genetica quando si sospetti una suscettibilità erditaria allo
sviluppo della FIP, ndt].
Il tallone d'Achille si ha in ambienti ad alta
densità felina: allevamenti, pensioni, ricoveri, ect. Statisticamente, il più
alto tasso di sieropositività si ha negli allevamenti professionali [in
quelli con più di 40 animali, addirittura 5 volte superiore a quelli con meno
di 7 animali. E' forse utile riportare qualche dato statistico: risultano
sieropositivi ai coronavirus
-
80-90% dei gatti di razze selezionate in multi-allevamenti
(con precedenti di FIP),
-
10-50% dei gatti di razza comune in pensioni,
ricoveri atc, (con precedenti di FIP)
Considerato che stadi infettivi
di coronavirus sono periodicamente emessi con le feci dal 30-70% dei gatti
sieropositivi, e che il massimo picco di contagiosità del FIPVirus si ha prima
che compaiano sintomi, si comprende quale preoccupazione -anche economica-
questa malattia costituisca per gli allevatori professionisti, nonostante il
rischio di sviluppare FIP conclamata interessi solamente il 5-10% del totale dei
gatti sieropositivi, e l'occorrenza sia sporadica e non prevedibile, ndt]
[AGG: FATTORI di RISCHIO:
I ricercatori Jane Foley e Niels Pedersen del DrPedersen's lab alla Univerity
of California at Davis, in occasione del meeting dell'AAFP (American Association
of Feline Practitioners) svoltosi in Santa Fe nell'autunno '98, han identificato
tre fattori di rischio:
-
la suscettibilità ereditaria
-come tratto poligenico- alla mutazione del FECV in FIPV [identificata nel 1996,
con tasso d'incidenza del 50%]
-
la presenza di soggetti asintomatici portatori
cronici e contagiosi di FECV
-
il sovraffollamento felino che contribuisce alla
diffusione del FECV
Secondo la Dr Foley, non contuiscono fattori
di rischio:
-
l'età (media), il sesso (medio)
e il numero (medio) dei soggetti,
-
la titolazione anticorpale (media) ai coronavirus,
-
le pratiche d'allevamento, alloggiamento in gabbie
o accoppiamento,
-
le diverse malattie coincidenti (eccezion fatta
per FeLV e FIV),
-
la frequenza di diffusione del FECV (attualmente
difficile da determinare),
Rimangono come fattori di rischio:
-
l'età (individuale) dei soggetti
-- il picco di rischio FIP è sui 10 mesi d'età,
-
cadenza stagionale (in autunno e inverno virulenza
maggiore)
-
suscettibilità genetica
ereditaria
-
età di esposizione ai
coronavirus
-
titolazione anticorpale (molto incerta e non affidabile
come strumento preventivo).
L'incidenza della malattia varia in rapporto all'età, tanto per i maschi
quanto per le femmine, ed è bifasica:
-
il primo picco, il più alto, si verifica a 6-12 mesi, [NON
potendo i micetti essere infettati per via placentare, ndt],
mantenendosi costante fino ai 3 anni per poi decrescere.
-
il secondo picco, meno pronunciato, si ha dopo i 14 anni [forse
per la scarsa risposta immunitaria CMI, ndt].
Naturalmente in gattini più piccoli di 16 settimane esposti al FIPVirus, il
rischio è altissimo per l'immaturità delle difese immunitarie [pare
che i decessi per FIP siano più numerosi in autunno/inverno che in
primavera/estate, andamento stagionale confermato dall'oscillazione dei titoli
nei test anticorpali. Le cause non sono ancora chiare, ma è interessante
notare che il periodo coincide con quello del primo picco. Molti allevatori
hanno riportato un maggiore tasso di perdite in cucciolate di gatte giovani
-entro i 2 anni di età- probabilmente perché gli animali più anziani
contraggono un'immunità naturale, ndt].
Recenti studi confermano che nutrizione
inadeguata o sbilanciata, alti livelli di stress e situazioni igieniche di
degrado contribuiscono negativamente. Lo scambio di micetti e gatti giovani
soprattutto, pratica abituale in allevamento, è una potenziale introduzione di
FIPVirus anche in ambienti fino a quel momento liberi dai coronavirus.
Toccare superfici contaminate è
rischioso? [indice]
SI.
Per il vostro gatto. Dal momento che i coronavirus sopravvivono allo
stadio infettivo in ambiente asciutto per un apprezzabile periodo di tempo, il
contatto anche occasionale con gatti infetti o superfici contaminate può
costituire una fonte di esposizione. Fortunatamente, molti detergenti e
disinfettanti per uso domestico annientano il virus [in
vitro, i coronavirus si dimostrano stabili a temperatura ambiente -21°C- e in
soluzioni acide -fino a PH3- ma instabili al calore, ai solventi, ai
detergenti non-ionici, alla formaldeide e ad agenti ossidanti, ndt].
Lavarsi accuratamente le mani (e quant'altro sia
venuto a contatto -vestiti compresi-) riduce considerevolmente il rischio
di contagio al proprio o ad altri animali. La candeggina in soluzione 1:32 è il
disinfettante ideale per la neutralizzazione di questo come di altri virus.
Studi più recenti?[indice]
SI.
E' stato ripetuto il test eseguito dalla Cornell University, ma stavolta
utilizzando le stesse metodologie, ceppi virali e condizioni
ambientali suggerite dai produttori del vaccino, al fine di verificarne
l'effettiva efficacia.
Alla fine di 8 settimane di sperimentazione, risultavano in FIP conclamata
(confermata da biopsìa tissutale):
-
il 30% dei micetti di prova (vaccinati),
-
il 60% dei micetti di controllo (non vaccinati),
Il che equivale -ipotizzando valide anche all'esterno le condizioni del
test- ad una percentuale di protezione del 50%.
Un altro test passivo [cioè
senza esposizione intenzionale al virus, ndt] della durata di 6
mesi, è stato eseguito mettendo sotto osservazione i gatti ospitati in un
ricovero 'no-kill' [che non sopprime gli animali,
ndt], avente un problema di FIP endemica. L'ottica di valutazione
cambia di parecchio, rispetto alle tipiche situazioni di rischio negli
allevamenti, dato che l'età media dei gatti ospitati è sui 2 anni, senza
micetti più piccoli di 16 settimane. Comunque, l'esperimento ha grande
importanza perché prende in esame per la prima volta una situazione reale e non
una sperimentazione di laboratorio.
TUTTI i gatti ospitati durante il periodo di osservazione, sono stati testati
prima di venire introdotti: risultavano tutti sieronegativi ai
coronavirus[escludendo quindi la possibilità di
contaminazioni dall'esterno, ndt]. Durante i 6 mesi di osservazione,
sono stati infettati e hanno sviluppato FIP conclamata (confermata da biopsìa
tissutale):
-
lo 0,8% dei gatti di prova (vaccinati),
-
il 3,25% dei gatti di controllo (non vaccinati),
il che statisticamente significa -con una precisione del 95,2%- che il vaccino
ha un 75% di efficacia nel proteggere gatti sieronegativi più grandi di 16
settimane di vita. E questi sono i termini della sua licenza ed utilizzo
commerciale.
Per i gatti sieropositivi, esposti
precedentemente ai coronavirus
-sia FECVirus sia FIPVirus- non ci sono evidenze che possa essere di qualche
aiuto, e molti sospetti che possa essere controproducente
[attività ADE, ndt].
In conclusione...[indice]
Dal 'Seminario FIP/FECV' organizzato dalla Winn Foundation sono emerse
-all'unanimità- le seguenti posizioni:
La vaccinazione attuale è da ritenersi:
-
utile e/o sicura: in animali sieronegativi più grandi di 16
settimane di età. Efficacia stimata: 50-75%.
-
inutile e/o dannosa: in animali sieropositivi ai coronavirus,
di qualunque età.
La vaccinazione attuale ha i seguenti limiti :
-
è ottimizzata sul FIPVirus Tipo-II. La sua efficacia nei riguardi del Tipo-1 è
ancora da dimostrarsi.
-
non è licenziata per l'impiego in gattini più piccoli di 16 settimane [con madri sieronegative -senza protezione
anticorpale da parte loro- i micetti di 4-16 settimane di vita sono esposti
al contagio. Sembra che il periodo chiave per l'esposizione ai coronavirus
-tipicamente FECVirus- sia fra le 8-10 settimane, ndt].
Sono in corso ricerche per sviluppare un vaccino contro il FECVirus:
prevenendo l'infezione enterica primaria, se ne dovrebbe impedire la possibile
mutazione in forma virale sistemica FIPVirus.
E' FIP
conclamata. Che devo fare? [indice]
Purtroppo -in animali con sintomi evidenti- la malattia ha già fatto
parecchia strada, e l'unica opzione opportuna rimane l'eutanasia. In animali
ancora in buone condizioni, che non manifestano sofferenza o disagio, non vi
è alcuna ragione per farlo, e si può tirare avanti con terapie di
mantenimento.
Qualunque gatto
potenzialmente contagioso [anche i portatori sani] DEVE essere mantenuto
entro casa.
Quando le condizioni si aggravano, non vi è nessuna ragione per prolungare
oltre le sofferenze: la FIP conclamata è purtroppo letale nel suo decorso.
L'unica cosa che i proprietari di questi sfortunati animali possono fare è
cercare di mantenerli felici per il -poco o molto- tempo che gli resta da
vivere.
PARTE II: Situazioni
si sovraffollamento: allevamenti, pensioni, ricoveri... [vai
al sommario]
Quali precauzioni prendere...[indice]
[AGG: la Dr Addie dell'University di
Glasgow, Scozia, raccomanda negli allevamenti a rischio il mantenimento gruppi
di gatti in numero massimo di 3 o 4 -l'alloggiamento individuale è il metodo
più sicuro- isolando i gattini dal resto degli adulti, ndt] Vedi fattori di rischio.
-
Limitare al minimo indispensabile l'introduzione di nuovi animali.
-
Testare i nuovi arrivati all'inizio e alla fine di una "quarantena" di
circa 1 mese, meglio 2.
Può sembrare una precauzione eccessiva, ma considerate l'alternativa! Un
portatore sano, o un micetto malato ma asintomatico potrebbe contagiare l'intero
allevamento. Il titolo anticorpale, alla fine della quarantena, dovrebbe essere
sceso a causa dell'isolamento. Se fosse salito, è necessario effettuare
approfondite indagini diagnostiche.
Giornalmente:
-
Eliminare tutti i residui organici dalle lettiere
[il FECVirus persiste nelle feci secche per 5-7 settimane, ndt]
..
-
Rinnovare l'acqua e pulire le ciotole del cibo.
-
Spazzare i granellini di sabbietta intorno alle lettiere.
Settimanalmente:
-
Cambiare il substrato delle lettiere con composti puliti
-
Disinfettare le vaschette delle lettiere con candeggina (soluzione 1:32).
-
Disinfettare le ciotole dell'acqua e del cibo
-
Disinfettare il pavimento intorno alle lettiere
-
Provvedere una lettiera ogni due gatti [meglio
una ciascuno, ndt].
-
Non mischiare ciotole e vaschette dopo averle pulite: ogni gatto dovrebbe
usare le sue.
Soprattutto, non trascurate di cambiare il substrato delle lettiere, anche se
può sembrare costoso: tutte le posizioni convergono nell'indicare come SICURA
fonte di infezione i residui fecali infetti. Da un'allevatrice: "Il costo
relativo alla prevenzione FIP, fra veterinario e test diagnostici, in
allevamento supera i 3.000 dollari l'anno [quasi
5 milioni e mezzo, ndt]. Il cambio del substrato ha un costo
irrisorio, al confronto".
-
Nei gatti a pelo lungo, è meglio mantenere i peli della zona perianale più
corti.
E le
gatte gravide e i piccoli?[indice]
-
Separare -in una camera apposita disinfettata- le gatte gravide 10-14 giorni
prima del parto.
-
Provvedere a disinfettare le ciotole per l'acqua, il cibo e la vaschetta.
-
Lavarsi accuratamente le mani prima e dopo il contatto con la gatta.
-
Indossare una tuta apposita (e cambiare le scarpe) quando si entra nella
camera.
Se la gatta è sieropositiva [intendendo che è stata
esposta ai coronavirus, non che ha la FIP, ndt], è da considerarsi
la convenienza di un programma di svezzamento precoce per i piccoli.
-
Allontanare la gatta 4-6 settimane dopo il parto, e non farla più avvicinare.
Durante le prime 4-6 settimane di vita, i micetti beneficiano della protezione
anticorpale della madre attraverso il latte, e di conseguenza sono immuni da
qualunque virus essa possa portare. Trascorso questo periodo, il loro sistema
immunitario comincia a lavorare per conto proprio. Se la gatta è portatrice
sana di FIPVirus, può infettare i piccoli che in questo periodo sono
maggiormente vulnerabili.
-
Mantenere i cuccioli isolati dagli altri gatti.
I micetti sieronegativi dovrebbero essere allevati in condizioni di isolamento
completo dalla madre e dagli altri gatti finché non lasciano l'allevamento. Se
per qualche motivo dovessero rimanervi, dopo 16 settimane è meglio provvedere
alla vaccinazione prima di metterli a contatto con gli altri.
Ma perché dovrei fare così??
[indice]
Da un esperimento del 1992, effettuato su 400 gattini sieronegativi,
sparsi in 41 allevamenti (con precedenti di FIP):
-
primo gruppo: cresciuti con la madre in mezzo agli altri gatti,
-
secondo gruppo: cresciuti con la madre, ma in isolamento dagli altri gatti,
-
terzo gruppo: cresciuti in isolamento da tutti gli altri gatti [dopo 2-6
settimane è stata allontanata la madre]
Alla fine del periodo di osservazione, solo i gattini del terzo
gruppo erano TUTTI rimasti sieronegativi.
Ma è ridicolo!! Chi lo dice?
[indice]
NESSUNO!
Nessuna legge impone agli allevatori l'osservazione di alcuna
di queste drastiche misure. Semplicemente, queste sono le posizioni univoche
delle massime autorità in materia, così come sono emerse dal 'Seminario FIP/FECV'
promosso dalla Winn Foundation: le uniche misure preventive rivelatesi
statisticamente efficaci nel limitare l'incidenza di FIP in allevamento.
L'opportunità e/o l'applicabilità di queste
precauzioni sono lasciate al giudizio e alla professionalità del singolo
allevatore: spetta a lui/lei considerare la situazione clinica e organizzativa
del proprio allevamento. Se non ritiene di doverlo fare, non ha alcun obbligo di
seguire questi consigli. Solamente, questo è tutto quello che attualmente è
possibile consigliare di fare.
Avvertenze [vai al sommario]
Data la delicatezza dell'argomento, l'autrice Erin Miller desidera sia
fatta estrema chiarezza su alcuni punti:
-
Si tenga presente che l'autrice NON è una veterinaria, e NON è
un'assistente veterinaria [idem per la traduttrice, ndt].
Erin Miller è una gattofila specializzanda in Antropologia fisica. Questo FAQ
è stato compilato con l'intento di raccogliere le informazioni disponibili
nella letteratura veterinaria, per metterle a disposizione di tutti i gattofili
con un linguaggio il più comprensibile possibile, nella speranza che possano
essere di qualche utilità. Nonostante si sia cercato di esemplificare al
massimo la terminologia tecnica, alcuni aspetti della malattia sono così
complessi -e tuttora controversi- che è impossibile prescinderne completamente.
-
Il FAQ non può -e non vuole- avere valenza clinica o scientifica. E' -
e vuole essere- una semplice fonte informativa. L'ideale è considerarlo un
punto di partenza per affrontare la questione col proprio veterinario. Non
esiste malattia felina che sia maggiormente opinabile: la stessa comunità
scientifica e le associazioni degli allevatori non sono ancora giunte ad un
punto di incontro. Molte posizioni sono esclusivamente empiriche, o
pregiudiziali, sicché è oltremodo difficoltoso per chiunque fornire dei
consigli validi: l'unica regola a cui attenersi è di consultare le fonti più
autorevoli di documentazione e formarsi una propria concezione. Le decisioni
sono di esclusiva responsabilità dei proprietari: né veterinari, né
allevatori, né amici esperti, né tantomeno curatori [o traduttori, ndt] dei
FAQ possono -o devono- influenzare le vostre decisioni.
-
Qualunque posizione prendiate, prendetela
esclusivamente nell'interesse dei vostri animali. E questo è quanto!
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PER APPROFONDIRE L'ARGOMENTO INSEPARABILE
CONSIGLIA:
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