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Comportamento sociale e atteggiamenti
di aggressività fra gatti
Sommario:
Organizzazione sociale
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I gatti domestici tendono a vivere per conto
proprio, non possedendo l'interdipendenza sociale che hanno invece i cani, la cui
complessa struttura gerarchica permette la vita in branco. I gatti sono invece
maggiormente territoriali per natura, alcuni in misura maggiore di altri. Ad ogni modo, a
causa della loro posizione sociale estremamente mutevole, alcuni sono relativamente più
accomodanti riguardo la condivisione territoriale con gli altri gatti di casa. Può spesso
accadere che un gatto vada d'accordo con alcuni membri della comunità felina casalinga ma
che con altri vi sia la più completa intolleranza. A grandi linee, quanti più gatti
convivono a stretto contatto l'uno con l'altro, più facilmente si potranno verificare
zuffe fra alcuni di loro. La convivenza di troppi gatti in uno spazio eccessivamente
ristretto aumenta di molto questa possibilità.
I fattori alla base della tolleranza / intolleranza
fra membri di una comunità felina domestica non sono ancora completamente chiari. I gatti
adeguatamente socializzati -che cioè hanno condiviso fin da cuccioli piacevoli esperienze
con altri gatti- saranno avvantaggiati quanto a disponibilità rispetto a quelli che sono
cresciuti da soli. D'altra parte, i gatti di strada che hanno dovuto ingaggiare lotte per
la difesa del territorio e delle risorse alimentari, potrebbero non abituarsi mai a
convivere con gli altri gatti di casa. Da non sottovalutare l'influenza che le
predisposizioni genetiche individuali hanno nel temperamento di ciascun gatto: genitori
socievoli hanno maggiori probabilità di generare cuccioli maggiormente predisposti alla
socializzazione. Tutti i proprietari possono comunque prevenire i possibili contrasti fin
dall'inizio, introducendo ogni nuovo gatto agli animali residenti in modo corretto.
Ulteriori informazioni su questo argomento si trovano nel file "Come introdurre un
nuovo gatto agli animali di casa".
Situazioni di aggressività
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Le situazioni più comuni nelle quali si osservano
atteggiamenti di aggressività fra gatti conviventi, rientrano in quattro gruppi
principali: aggressività territoriale, aggressività fra maschi, aggressività per difesa
e aggressività reindirizzata.
Aggressività
territoriale [vai al sommario] [vai al paragrafo]
Come detto in precedenza, tutti i gatti hanno un
comportamento spiccatamente territoriale, in misura assai maggiore dei cani.
L'aggressività
territoriale si manifesta quando un gatto sente il proprio territorio minacciato o
invaso da un intruso: a seconda del luogo dove gli è permesso spaziare, può considerare
di sua proprietà la poltrona preferita o l'intero caseggiato. Le femmine possono essere
gelosamente territoriali alla stessa stregua dei maschi. Il modello comportamentale usuale
in questo tipo di aggressività include inseguimenti ed agguati nei riguardi dell'intruso,
con sibili e tentativi di attacco se i due animali vengono a contatto. Queste tensioni
territoriali in ambiente casalingo si creano quando un nuovo gatto viene portato in casa,
oppure quando i cuccioli raggiungono lo status di adulti, o ancora quando un gatto a cui
è permesso di gironzolare libero incontra i suoi simili nel vicinato. Non è inusuale
inoltre che un gatto dimostri una grande intolleranza territoriale verso un membro felino
della famiglia, dimostrandosi invece al contempo amichevole e tollerante verso gli altri.
Aggressività
fra maschi [vai al sommario] [vai al paragrafo]
Diversamente dalle femmine, i gatti maschi adulti
tendono ad ingaggiare dure prove di forza e aspri combattimenti fra loro. L'aggressività
fra maschi si ricollega a necessità di affermazione a scopi sessuali o di dominanza
gerarchica, che sono da considerarsi estremamente temporanei data la lassità e
mutevolezza delle posizioni sociali nelle comunità feline. Questo tipo di aggressività
include un modello di comportamento molto più ritualizzato del precedente: posizione
minacciosa del corpo, avvicinamenti furtivi, sguardo fisso e un grande scambio di gnaulii
e urli minacciosi. L'attacco vero e proprio viene evitato qualora uno degli antagonisti
desista e si allontani. Quando si giunge invece al confronto fisico, l'attaccante di
solito salta in avanti cercando di mordere alla nuca, mentre l'altro si difende
rigirandosi schiena a terra e cercando di mordere e graffiare con le zampe posteriori
l'addome del suo avversario. I gatti possono ruzzolare avvinghiati mordendosi e
ringhiando, per poi improvvisamente fermarsi, riassumere la posizione precedente al
contatto e dare successivamente luogo ad un altro confronto o alla resa di uno dei due. In
questo tipo di attacchi i gatti non vengono generalmente feriti in modi che possano
metterne a rischio la vita, sebbene le ferite causate dai morsi e dai graffi possano
facilmente infettarsi. I maschi non castrati sono assai più disposti a questo tipo di
zuffe che non i maschi sterilizzati.
Aggressività
per difesa [vai al sommario] [vai al paragrafo]
L'aggressività per difesa si manifesta
quando un gatto si sente minacciato o attaccato, e non vede delle vie di fuga praticabili.
Lo stimolo può provenire dalla punizione o prospettiva di punizione da parte del
proprietario, dall'attacco o tentativo di attacco da parte di un altro gatto, o ogni
qualvolta si senta spaventato o terrorizzato da qualcosa. Il modello comportamentale
usuale prevede la tipica minaccia gestuale di attacco: posizione raccolta con le zampe
rannicchiate sotto il corpo, anche di sbieco su un fianco, orecchie ben tese all'indietro,
coda raggomitolata.
Attenzione! La
posizione accovacciata non è in nessun caso un atteggiamento di sottomissione come lo è
nei cani, dove ha la funzione di scaricare e demotivare l'aggressività dell'animale
chiaramente più forte. Avvicinarsi o fronteggiare un gatto che si trova in questo
atteggiamento, quasi sicuramente provocherà l'attacco da parte sua [è consigliabile
invece allontanarsi ed ignorarlo, finché non si sia calmato completamente,
ndt].
Aggressività
reindirizzata [vai al sommario] [vai al paragrafo]
L'aggressività reindirizzata è un
comportamento aggressivo diretto verso un antagonista che non l'ha inizialmente suscitato,
ma che funge per così dire da 'capro espiatorio'. Ad es: un gatto domestico scorge dalla
finestra chiusa un gatto estraneo avventuratosi in giardino; non potendo attaccare
l'intruso, sfoga la frustrazione accumulata verso un soggetto più alla portata, gatto o
altro animale di casa. Questo tipo di aggressività include un modello di comportamento
sia offensivo che difensivo.
Cosa NON fare
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Per prima cosa, se i gatti di casa si azzuffano, NON
lasciate che il combattimento continui. Dato il forte istinto territoriale dei gatti, e
l'incapacità di mantenere a lungo le gerarchie di dominanza stabilite, questi confronti
non potranno risolvere le cose una volta per tutte, come avviene per i cani. Più
ricorrenti saranno le zuffe, maggiori saranno le possibilità di precludere una futura
convivenza pacifica. Per interrompere un combattimento in corso, fate un rumore forte e
improvviso [ad es. soffiate in un fischietto o battete il pugno su un mobile], schizzate i
contendenti con una pistola ad acqua, o tirategli contro qualcosa di soffice, come ad es.
un cuscino. Non cercate di separarli mettendovi in mezzo!
Mentre lavorate per stabilire un'accettabile
convivenza, impedite qualsiasi occasione di zuffa futura. Se fosse necessario, mantenete i
gatti in camere separate quando rimangono senza sorveglianza, e prevenite il contatto
stretto in situazioni nelle quali in precedenza si sono verificati episodi di intolleranza
[particolarmente riguardo lettiere, ciotole del cibo e dell'acqua etc.]. NON cercate di
punire nessuno dei gatti coinvolti. Le punizioni difficilmente hanno positive
conseguenze, mentre è del tutto verosimile che sollevino ulteriori stress e paure che
inaspriranno enormemente la situazione. I proprietari che ricorrano alle punizioni inoltre
potrebbero a loro volta diventare oggetto di aggressività per difesa e/o
reindirizzata.
Cosa fare
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Le tecniche di modificazione comportamentale
appropriate per questi tipi di aggressività mirano al contro condizionamento e alla
desensibilizzazione allo stimolo. Ciò significa che il gatto viene condizionato (gli
viene insegnato) a rispondere in modo non aggressivo e/o non pauroso alla presenza di
altri gatti. Questo deve essere fatto in modo estremamente graduale, e qui entra in gioco
la desensibilizzazione allo stimolo. Questa comprende l'esposizione controllata e
progressiva di ciascun gatto agli altri, iniziando con livelli di stimolazione che non
suscitino reazioni di paura o di aggressività. La presenza degli altri gatti deve essere
associata con qualcosa di piacevole per entrambi gli animali, come ad esempio delle
piccole offerte di cibo. In questo processo, i gatti si abituano ad associare le
"cose belle" con la presenza degli altri gatti, diminuendo così le cause di
possibili rivalità o motivazioni per comportamenti aggressivi.
Attenzione! Se queste tecniche vengono
implementate incorrettamente, è al contrario possibile causare un rafforzamento del
comportamento ostile anziché la sua diminuzione. Lo sbaglio più comunemente commesso è
di provare a reintrodurre i gatti troppo presto, o senza sufficiente gradualità
nell'innalzamento della soglia di stimolazione.
Probabilità di successo
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E' impossibile poter prevedere per ogni coppia o gruppo
di gatti quanto e come essi si relazioneranno gli uni agli altri. Alcuni soggetti sono
estremamente territoriali, e non accetteranno mai di spartire il loro territorio
pacificamente. Per loro sarebbe meglio vivere in case senza altri gatti. Comunque, molti
problemi relativi all'aggressività possono essere più che soddisfacentemente risolti,
ricorrendo se necessario all'aiuto sia del veterinario che di terapisti del comportamento
che siano pratici di problematiche feline [non ricorrete MAI ad un addestratore per
soli cani! ndt].
Il veterinario potrebbe prescrivere dei farmaci
tranquillanti per i casi più difficili, per il periodo necessario a completare la terapia
comportamentale. Le medicine di per sé non sono tuttavia una soluzione accettabile a
lungo termine, e da sole non possono in alcun modo risolvere il problema, ma solo
rimandarlo.
NON somministrate nulla che non sia stato
prescritto da un professionista abilitato e qualificato [né rimedi omeopatici di vostra
iniziativa]. Nemmeno i farmaci usualmente venduti come "farmaci da banco" per
uso umano o pediatrico possono essere somministrati senza prima il parere del veterinario.
Gli animali [e i gatti soprattutto! ndt] non rispondono alle medicine allo stesso modo
degli umani, e la maggior parte dei farmaci d'uso comune sono per loro controproducenti o
addirittura letali.
Spesso, gatti adulti con questo tipo di problemi non
divengono mai amichevoli l'uno con l'altro, ma comunque imparano ad accettarsi e
tollerarsi con il minor livello di ostilità possibile. Lavorare per risolvere questo tipo
di situazioni può richiedere da parte vostra tempo ed impegno. Non rinunciate ancor prima
di aver consultato uno specialista!
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PER APPROFONDIRE L'ARGOMENTO INSEPARABILE
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