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PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE
A cura del Prof. Dr. Franco Simoni
Medico Veterinario

PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE


Sopra Lucky di Nivenus di prop. Francesco Volpi trionfatore Best in Show all'europea di Genova

PREFAZIONE


Per conoscere perfettamente una razza, specie se canina, e descriverla con ogni particolare, bisognerebbe averle dedicato una vita intera e possedere uno straordinario e costante spirito di osservazione.
Questa affermazione preliminare ci consente, di esternare l'esperienza acquisita, quando negli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra, terminati gli studi "teorici" universitari di medicina veterinaria presso l'Università degli studi di Perugia, iniziai a mettere in pratica le nozioni
acquisite, ricercando, osservando, selezionando, dalle assolate Maremme fino alle cime dell'Appennino abruzzese, e successivamente allevando, la razza del cane da Pastore Maremmano Abruzzese, razza all'epoca poco conosciuta perché poco diffusa e numerosa. La sua denominazione gli fu attribuita dall'ENCI molti anni dopo nel 1958.
Nella mente mi corrono i tanti soggetti incontrati. Ricordo di essermi sempre soffermato ad osservarli cercando di rilevare le minime differenze nei diversi individui che, con il volgere delle stagioni e con il cambiamento di ambiente, si andavano provocando. Confermo di essermi talvolta trovato in imbarazzo
quando incontrando in inverno dei bei cani in pianura, non li riconoscevo in estate, incontrandoli in montagna, insistendo che non erano gli stessi. Cadevo nell'errore di non tener conto che la mia osservazione si svolgeva su scenari profondamente diversi. Il Pastore Maremmano Abruzzese infatti, quando è visto in montagna, sembra più massiccio e più imponente e più bianco; quando invece è visto in pianura sembra più leggero, più alto, meno bianco.
Il grande interesse che in questi ultimi anni ha suscitato il cane da Pastore Maremmano - Abruzzese, razza italiana di grande, addirittura maggior, prestigio, ha dato motivo di parlare molto di lui. E' stato un bene, perché questo fiume di parole ha alimentato un suo entusiasmante revival. In questi ultimi anni la razza ha avuto una grandissima diffusione, tanto che ormai possiamo incontrarlo negli ambienti
più vari.
I soggetti più tipici con le attitudini naturali più marcate vivono, come da tempo remoto, negli alti pascoli dell'Appennino, nelle assolate Maremme, nelle rigogliose pianure della Campagna Romana, nel tavoliere, in Capitanata, dove svolgono il loro tradizionale lavoro al seguito delle greggi. Ma soggetti di
questa razza si incontrano anche in città, dove sono stati portati e costretti in appartamento, in qualche spazioso superattico, in terrazzo. Capita anche di vederli svolgere i loro lavori di guardiani, dietro recinzioni di grandi ville immerse nel verde dei prati e delle piante.
I molti soggetti che hanno attraversato i confini nazionali e sono espatriati in altri continenti svolgono generalmente la loro tradizionale funzione di pastori.
Ovunque si distinguono, seppure con sfumature leggere o forti, per una loro individuale caratterizzazione che li rende piu' che mai individui nel senso geneticamente inteso, oggetto sempre di ammirazione, osservazione, rispetto.

ETIMOLOGIA DEL NOME
La sua denominazione gli fu attribuita dall'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana nell'anno 1958, quando il comitato Tecnico dell'Ente, facendo proprie le indicazione che il valente prof. Solaro aveva espresso insieme ad altri tecnici del Circolo del Cane da Pastore Maremmano Abruzzese, pubblicò anche lo standard ufficiale, tutt'ora esistente, valido e unico punto di riferimento.
Lo stesso Ente curò l'istituzione del libro Origini Italiano, provvedendo quindi al suo aggiornamento.

PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE


Questa doppia denominazione sorse dal rilevamento dell'esistenza di una popolazione canina, discretamente uniforme nella sua costituzione morfologica e funzionale, al seguito di greggi che stagionalmente transumavano dai monti dell'Appennino, alle pianure rivierasche ed in particolare dall'Abruzzo alle Maremme.
Ci fu subito un disaccordo su questo nome composto, che tutt'ora alimenta polemiche, specie da parte di chi improvvisandosi allevatore, senza avere l'esperienza e gli studi necessari a livello zootecnico, medico e filogenetico su tale razza, deturpando la stessa, crede di poterne dibattere senza titolo alcuno.
Tali diatribe sono altresì alimentate dalla solita poca obiettività delle persone che le provocano senza approfondire sulle origini della razza (Vds. attenzione particolare al paragrafo "Le Origini") e sulla sua filogenesi, condizionate da un irriducibile e sterile campanilismo.
Taluni perciò vorrebbero che la razza venisse chiamata soltanto "da pastore abruzzese"; altri soltanto "da pastore maremmano". Tutti vorrebbero quindi legare ad essa il nome della loro Regione, come se nel suo territorio la stessa avesse avuto i natali.
Noi riteniamo che, ove si volesse tener conto delle diffusioni attuali, si deve ammettere che, da rilevamenti effettuati di recente, risulta che durante l'estate il maggior numero di cani si trovano in Abruzzo, mentre durante l'inverno ne sono abbondantemente popolate le Maremme, la campagna romana, il Tavoliere delle Puglie, sebbene la riforma fondiaria abbia operato in queste zone una notevole riduzione dei terreni da pascolo. Riteniamo quindi giusta questa doppia denominazione dal punto di vista geografico, filogenetico e storico, come ci accingiamo ad analizzare con il dettaglio che merita anche per tale ragione.

LE ORIGINI
Allineati alla dottrina maggioritaria dell'origine della razza del cane da Pastore Maremmano-Abruzzese (vds. Prof. Tschudy, Kraemer e Keller) - fra le non molte che reggono effettivamente ad una critica severa - condivisa dai più autorevoli studiosi di fama, si ritiene che le origini del pastore Maremmano-
Abruzzese (come quelle di tutti gli attuali cane da pastore europei ad eccezione del gruppo dei pastori lupo-simili come il pastore tedesco, i belgi, gli olandesi, i collies, i nordici in genere) vadano ricercate in Asia, e precisamente nel grande altopiano del Tibet, ove, da tempi lontanissimi, vive il mastino del Tibet considerato il progenitore dei mastini ovunque sparsi, fra i primi i giganteschi molossi di allevamento assiro.
Altri scrittori di cinologia (Prof. Tschudy- Prof. D.W. Mut) sono d'avviso che la diffusione delle prime forme di cani da pastore, con centro in Asia, sarebbe avvenuta contemporaneamente a quella dei mastini.
Il tedesco D.W. Mut mette tutte le razze da pastore in relazione col cane del Tibet , e questo dopo sue constatazioni storico-culturali effettuate in occasione di numerosi viaggi in tutte le parti del mondo: egli trovò i medesimi tipi di pastore a mantello lungo bianco e muso a pelo corto nel Caucaso così come nella Mongolia, oltre quelli notati in Europa. E anche in Siberia, quivi importati dai russi dal Caucaso occidentale.
Ma torniamo alla correlazione tra mastini e cani da pastore.
Abbiamo la provata certezza che il mastino esisteva ai tempi degli Assiri - Babilonesi e questo mastino venne poi portato come oggetto di pregio, dai Fenici in Europa, in tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo ed oltre, su su fino in Bretagna, ove costituì il progenitore dell'attuale imponente mastiff.

PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE


Con i mastini, i Fenici portarono in Europa anche i cani da Pastore degli Assiri?
Furono forse questi gli antenati dei nostri grandi cani bianchi da pastore?
All'epoca del potente Re Sardanapalo (668-626 Avanti Cristo) - afferma lo Tschudy - doveva esistere il mastino assiro nella colonia fenicia di Cartagine e da lì trasportato nella lontana Britannia. Se le sculture assire ci mostrano il mastino e non il cane da pastore dell'Italia centrale, non si deve da ciò dedurre che nell'Assiria sia esistito il mastino ma non il cane da pastore. Se quest'ultimo manca, il motivo deve ricercarsi nel fatto che mentre i mastini erano i cani della famiglia reale e quindi venivano messi in evidenza, i cani da pastore ad essi imparentati, perché tenuti dai contadini e pastori, restavano in seconda linea.
Questa probabilità non sarebbe da escludersi, per quanto, ritengo, sia più accetabile l'altra teoria secondo cui i cani in argomento sarebbero stati introdotti in Italia dalle legioni romane di ritorno dalla conquista delle provincie di mesopotamia e Assiria.
Certo è che nella Roma antica vi erano contemporaneamente dei cani bianchi usati per la pastorizia e degli scuri mastini (i cani da cortile) per le guardie delle case e degli averi.
Ad onore di un'altra teoria minoritaria ma di complemento e di maggior comprensione per la Nostra, del noto cinologo francese Prof. Mèry, va aggiunto che, secondo essa, i nostri cani da pastore, presero la via più breve della Grecia, fin dal primo espandersi di quella civiltà nel nostro Meridione. In Grecia
esiste infatti un cane da pastore locale, molto antico (la razza non è, oggi, evidentemente ben definita - possiamo affermare - se si considera che fino a poco più di venti anni fa essa era riconosciuta dalla Cinologia Ufficiale sotto il nome di "Cane da pastore greco " o, meglio "ellikonos pimenikos di manto
bianco e con spiccate analogie con il nostro Maremmano-Abruzzese. Oggi questo cane non figura più nelle classificazioni ufficiali delle razze riconosciute).
Ma, soggiungiamo, che non è da dimenticare neppure che gli albanesi posseggono da gran tempo un cane simile al bianco Kuvasz ungherese e l'Albania così vicino a noi non è! 
Per lo più i cani da pastore in generale hanno seguito le migrazioni dei popoli. Ma questo può essere dato per scontato per il pastore bergamasco, mentre non si capirebbe la localizzazione del Maremmano- Abruzzese se avesse seguito la stessa strada: lo trova dalla Toscana, all'Umbria ed all'Abruzzo in giù,
fino al tavoliere delle Puglie e non si seppe mai dell'esistenza di un cane bianco dal pelo lungo e liscio, nel settentrione! 
Secondo alcuni autori ancora, dall'Asia questi cani da pastore si sarebbero diffusi nei Balcani e paesi limitrofi a seguito delle invasioni dei popoli asiatici. Sta di fatto che oggi in Ungheria troviamo un grande cane da pastore di mantello bianco, quasi del tutto simile al nostro Maremmano-Abruzzese: il
Kuvasz. E un cane assai simile si trova da tempi lontani in Polonia: il pastore di Tatra. Altrettanto dicasi per il cecoslovacco Tchouvatch.
Tali ultime teorie sono facilmente superabili dalla constatazione che il Maremmano-Abruzzese già mille anni prima lo si trovava ove è tuttora. Ce lo dice il Columella del suo "De Re Rustica" scritto nel primo secolo dopo cristo. Anche Marco Terenzio Varrone che visse nella stessa epoca (116-27 a.C.) parla di un grosso cane dal bianco manto. Il "canis pastoralis" di Varrone è grande, tutto bianco, con naso e labbra neri, occhi scuri e dotato di un aspetto complessivo leonino con il dovere di proteggere il bestiame dalle incursioni delle fiere.
Ma facciamo ora una gran balzo in avanti, per venire all'epoca recente, quando cioè il "maremmano" (così lo si definiva semplicemente allora) si affacciò al movimento cinofilo con l'iscrizione di quattro soggetti nel 1898 nei libri delle Origini Italiano del K.C.I. (Kennel Club Italiano, il nome d'allora
dell'attuale E.N.C.I. Ente Nazionale della Cinofilia Italiana), per sparire, o quasi, per molti anni successivi. Il numero "consistente" di 17 soggetti si ha nel 1940!
Il primo standard venne compilato nel gennaio 1924 ad opera del dott. Luigi Groppi e del Prof. Giuseppe Solaro.

 

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COMPORTAMENTO, ATTITUDINI E UTILIZZAZIONE DEL CANE DA PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE

Il cane da Pastore Maremmano Abruzzese vuole vivere all'aperto sia d'estate che d'inverno, in assoluta libertà ed indipendenza. Se posto alla custodia di una casa, sceglie come giaciglio, la soglia esterna dell'ingresso. Se alla custodia del gregge o di una mandria, sceglie la posizione più alta rispetto agli animali, per tenerli tutti sotto il suo sguardo e controllo, sui poggi più esposti e ventilati, o sui crinali.
E' incurante della pioggia, che gradisce perché lava il suo mantello. Ama la neve, con la quale gioca e su cui volentieri scava il suo giaciglio. Si sottrae volentieri alla catena. Se legato infatti può diventare scontroso, sospettoso, mordace e talvolta pericoloso. E' umile e sottoposto al padrone severo ma giusto ed equilibrato. Sta spontaneamente vicino ai bambini e li protegge, gioca con loro, purchè non pretendano che esso diventi un giocattolo assurdo sempre disponibile. E' generosissimo con loro, assolutamente incapace di fare del male con proposito o premeditazione. Non è mai aggressivo, evita lo
scontro, non è attaccabrighe con i suoi simili, piuttosto scoraggia con il suo atteggiamento chi lo fosse.
La femmina in calore mantiene un suo comportamento, si concede preferibilmente a cani della sua razza che già conosce. Il maschio in questa circostanza è discreto, paziente ed assiduo alla corte che esercita sino alla conclusione del rapporto; lo è anche dopo, se alla femmina si avvicinano altri cani,
che attacca senza paura per mantenere il possesso.
Svolge la guardia in maniera infallibile. Aggira l'intruso mettendolo rapidamente in difficoltà; lo costringe a fermarsi alla distanza che egli ritiene di sicurezza o ad una ritirata strategica senza attaccarlo, quindi per provocare tragedie. Non insegue mai chi torna indietro. Non da confidenza agli
estranei, da cui solitamente non si lascia avvicinare. Se intuisce che l'estraneo tenta di catturarlo, si allontana di più, e se non può farlo, mostra i denti ringhiando in un atteggiamento deciso e risoluto.
I pastori applicano al cane il vreccale, cioè un collare di ferro battuto con aculei appuntiti e diretti verso l'esterno a protezione del collo in caso di attacco da parte di più cani o dei lupi.
Nel gregge, il cane da pastore Maremmano-Abruzzese continua a fare il lavoro per il quale si è distinto, e s'è conquistato una fama meritata di custode gelosissimo degli animali e proprietà a lui affidate, sino all'estremo sacrificio della vita, capace di proteggerli dalle numerose insidie dei predatori: lupi, altri cani specie se randagi e vaganti, orsi, uomini. Storico nemico del lupo, ma anche del ladro di bestiame, nei territori in cui l'abigeato esiste e attenta alla proprietà. In questo suo lavoro è instancabile, resistente, capace di affrontare ogni fatica e privazione, amico inseparabile del pastore con il quale stabilisce un rapporto apparentemente alla pari, ma in realtà di dipendenza e di sottomissione.
Immobile, sceglie le alture, in mezzo alla vasta radura, perché, anche se all'apparenza sonnacchioso e distratto, possa vedere tutto intorno a sé; preferisce i crinali perché nei due versanti possa il suo occhio vigile e attento spaziare ovunque.
Con le pecore stabilisce un rapporto sorprendente, specialmente se, come è solito, è nato e cresciuto in mezzo a loro; si confonde con esse, con usa mai la forza, ma è paziente e ostinato anche se talvolta la loro proverbiale testardaggine tende a scoraggiare le sue iniziative. Conosce le loro fragilità e non ne
approfitta, anche perché sa che il pastore non glielo permetterebbe. E' amorevole con gli agnelli, dei quali assiste la nascita, perché gli piace lambirli del liquido di cui sono bagnati appena nati e del sangue, di cui talvolta sono imbrattati. Resta vicino alla partoriente, l'assiste a lungo anche perché sa
che di questa sua attesa sarà premiato con la placenta, di cui, golosissimo, si nutre. Ogni sua azione comportamentale è quindi subordinata e consequenziale.
E' filiale verso la nutrice e, al tempo stesso, fraterno con il nato, forse perché alla sua memoria tornano i primi giorni della sua vita; perché, probabilmente, da una pecora è stato allattato. E' fraterno con l'agnello, in quanto, vede in lui un "fratello di latte", con il quale stabilisce un rapporto strettissimo, e sul quale fin dai primi giorni di vita inizia la sua azione protettiva, che conserverà, istintivamente, per tutta la vita. Aiuta la madre a insegnare i primi passi ai neonati e si attarda con essi sino al ricongiungimento con il gruppo, che nel frattempo, pascolando si è mosso avanti. E' più che mai accorto in questi momenti, perché qualcuno non si avvicini al punto da diventare un pericolo. Al calar della sera, quando il gregge spontaneamente incomincia ad avvicinarsi allo stazzo, il cane fa del suo meglio per favorire il rientro, ma ciò non rientra nelle sue mansioni principali di guardia e difesa. I pastori, ora, ridotti di numero, avrebbero bisogno anche di una cane conduttore, ma questo non possono chiederlo al nostro cane in quanto non rientra nelle sue mansioni di, lo ripetiamo, guardia e difesa, dal gregge alle recinzioni di grandi ville immerse nel verde dei prati e delle piante, e, di ogni qualsivoglia altra proprietà. Anche nell'azienda agraria il cane Maremmano-Abruzzese ha il suo ruolo importante di guardiano. Non gradisce il primo venuto, impara presto a conoscere i confini entro i quali la proprietà è compresa. E' geloso sia dei fabbricati, sia degli attrezzi, sia di tutti gli altri animali dell'azienda; non consente a nessun intruso di avvicinarsi troppo. Prende posizione in prossimità del cancello oppure si corica di traverso lungo lo stradone di accesso, possibilmente all'ombra di un albero o di un cespuglio, e attento osserva e controlla chi transita, per permettergli, o meno, il passaggio.
Durante il giorno convive tranquillamente con tutto il personale dipendente, che, venuto al mattino al lavoro, generalmente alla sera riparte. Preferisce a sera restare solo con il suo padrone e famiglia, che, durante la notte, vuol proteggere dai pericoli e malintenzionati. Gli è gradito sdraiarsi sulla soglia di casa, senza entrarvi. Se il padrone insiste per farlo entrare in casa, lo fa malvolentieri, ma poi, presa l'abitudine a questa concessione, la gradisce e ne approfitta scegliendo un angolo appartato, fresco, in cui distendersi, comportandosi da ospite discreto. Ha rispetto verso gli altri animali di casa, verso il gatto che dorme sul divano, verso gli uccellini che si muovono nella voliera e verso i pesci dell'acquario. Comprende che il suo padrone riserva loro una condizione di privilegio e li protegge, quindi nei loro confronti finisce col diventare protettivo, perché questo è il lui innato e naturale.
Diventa presto geloso e affezionato compagno di giochi dei bambini della sua famiglia, purchè questi siano seri e leali nei suoi confronti e non ne facciano bersaglio di sciocchi dispetti, che non accetta. E' custode dei loro giocattoli e delle loro cose, anche intime, che impara a conoscere annusandole, e a cui
piace stare vicino.

ALIMENTAZIONE E CRESCITA

Gli attuali composti mangimici, distinti per ogni fascia di crescita, sono completi di tutte le sostanze nutritive abbisognose ed hanno soppiantato il regime alimentare originario del cane nel suo habitat basato su zuppa di siero di latte ( insostituibile fonte di alimento consistente in quel liquido che resta
nella caldaia dopo che sono stati fatti il cacio e la ricotta) e crusca di frumento, poca carne, un po' di verdura, un tozzo di pane raffermo. La sua crescita è lenta. Raggiunge il suo massimo sviluppo corporeo verso i tre anni.

RIFLESSIONI FINALI
Questo cane non vive a suo agio con un padrone ingiusto, irragionevole, sconsiderato o isterico. O finisce per diventare simile o lo abbandona. Non accetta supinamente le imposizioni insensate, non soggiace alle violenze o alle sevizie, cui si ribella, altrettanto alle percosse non meritate. E' dotato di
una memoria notevole che gli fa ricordare il sopruso per anni, di cui prima o poi si vendicherà. Il suo intervento non è mai avventato; se attacca lo fa per giusto motivo, e, se morde lo fa a ragione, senza mai perdere la testa, insistendo o infierendo. Preferisce prevenire il fatto, scoraggiando l'aggressore, il
rapinatore, e al limite, colui che volesse realizzare un sequestro. In ogni caso è notorio che i malintenzionati nel fare i loro piani e progetti, tengono conto della presenza dei cani da guardia; evitano sempre, se possibile, le loro incursioni ove temono di incontrare i cani da pastore Maremmano-
Abruzzese. E' anche strenuo difensore della persona, sempre per l'innato senso protettivo che lo anima; svolge questa funzione per istinto e senza che nessuno abbia ad insegnarglielo. Per questa sua qualità il cane da pastore Maremmano-Abruzzese è stato preferito ad altri cani, anche precisamente da difesa, ed è stato scelto come custode inseparabile di persone che risiedono o lavorano in ambienti cosiddetti a rischio per sequestri, estorsioni, rapine, perfetto difensore della proprietà e della famiglia.

A cura del Prof. Dr. Franco Simoni
Medico Veterinario
http://www.pastorimaremmanijacoponedatodi.com/

 

Lo Standard Ufficiale

cucciolo PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE

Proporzioni importanti

La lunghezza della testa raggiunge i 4/10 dell'altezza al garrese; la lunghezza del muso è inferiore di un decimo rispetto alla lunghezza del cranio, la lunghezza del tronco supera l'altezza al garrese di 1/18 di tale altezza. L'altezza del costato è leggermente inferiore al 50% dell'altezza al garrese. (Es. in un cane di cm. 68 al, garrese, l'altezza del costato è di cm. 32 circa).

Comportamento e carattere

La sua funzione precipua di cane da guardia e difesa del gregge e delle proprietà in genere si evidenzia nello svolgimento di questo compito che assolve sempre con perspicacia, coraggio e decisione. Il suo carattere anche se fiero e alieno alla sottomissione, sa anche esprimersi in un devoto attaccamento al padrone e a ciò che lo circonda.

Testa

Nel suo insieme la testa è grande e piatta di forma conica e ricorda la testa dell'orso bianco.

  1. Regione cranica

    Il cranio, si presenta alquanto largo nel suo diametro orizzontale, le sue pareti laterali si presentano alquanto convesse ed anche osservato di profilo il cranio si presenta convesso. Il comportamento degli assi longitudinali superiori denuncia una leggera divergenza dell'asse longitudinale superiore del cranio rispetto all'asse longitudinale superiore del muso. Il profilo superiore è come già detto, alquanto convesso. Le arcate sopracciliari sono moderatamente accennate. Il solco medio-frontale è poco marcato. La cresta occipitale è assai poco evidente.

    Stop

    La depressione naso-frontale deve essere poco accentuata. L'angolo naso-frontale è sempre molto aperto.

  2. Regione facciale

    Tartufo e naso

    Abbastanza grosso, sulla stessa linea della canna nasale, con narici ben aperte e grandi, umido e fresco, pigmentato in nero. Visto di profilo non deve sporgere sulla linea verticale anteriore delle labbra; la sua faccia anteriore si trova sul medesimo piano verticale della faccia anteriore del muso.

    Muso

    La sua lunghezza è inferiore di 1/10 alla lunghezza della testa. La sua profondità o altezza, misurata a livello della commessura deve raggiungere i 5/10 della sua lunghezza. La sua larghezza è determinate dall'andamento delle sue facce laterali che tendono alla convergenza, pur conservando la faccia anteriore del muso una superficie ancora piatta. La regione sottorbitale si presenta alquanto cesellata.

    Labbra

    Le labbra superiori viste di fronte determinano al loro margine inferiore, cioè alla loro congiunzione, un semicerchio a corda molto stretta. Sono poco sviluppate in altezza, coprono appena i denti della mandibola e perciò la commessura labiale è poco accentuata. Di conseguenza il profilo laterale inferiore del muso è dato dalle labbra solo anteriormente mentre posteriormente è dato dalla mandibola e dalla commessura labiale. I margini labiali sono pigmentati in nero.

    Mascelle

    Di apparenza robuste, con sviluppo normale e con impianto normale degli incisivi, regolarmente allineati e completi per sviluppo e numero.

    Guance

    Moderatamente evidenti

    Denti

    Denti bianchi, robusti, chiusura a forbice.

    Occhi

    Non grandi in rapporto alla mole del cane, iride di color ocra o marrone scuro. Posizione laterale con bulbo ne infossato ne sporgente. Espressione intelligente e vigile. La rima palpebrale è a mandorla con margini palpebrali pigmentati in nero.

    Orecchie

    Si trovano inserite molto al di sopra dell'arcata zigomatica, pendenti ma molto mobili. La forma è triangolare (a V) con apici a punta stretta e mai largamente arrotondati: le orecchie sono piccole rispetto alla mole del cane; la lunghezza dell'orecchio in un cane di statura media non deve oltrepassare i 12 cm. La base di inserzione è mediamente larga. E' tollerato l'orecchio tagliato limitatamente ai cani impiegati per il lavoro del gregge.

Collo

Il profilo superiore è moderatamente convessilineo. La sua lunghezza non oltrepassa gli 8/10 della lunghezza della testa, perciò è sempre più corto di tale lunghezza. E' grosso, molto forte e muscolato, sempre esente da giogaia, e ricoperto di pelo lungo e folto che forma collare, particolarmente vistoso nel maschio.

Tronco

Fortemente costruito, la sua lunghezza supera di 1/18 l'h. al garrese.

Linea superiore

Rettilinea dal garrese verso la groppa, che invece è alquanto scoscesa.

Garrese

Un poco elevato sulla linea del dorso: risulta largo per la distanza fra loro delle punte delle scapole.

Dorso

Il profilo del dorso è retto. La sua lunghezza è di circa il 32% dell'h. al garrese. I lombi sono ben fusi con la linea del dorso: presentano solo una lieve convessità visti di profilo; i lombi hanno muscoli ben sviluppati in larghezza. La lunghezza dei lombi è di 1/5 dell'h. al garrese, mentre la loro larghezza eguaglia quasi la lunghezza.

Groppa

Larga, robusta, muscolosa. La sua inclinazione (se considerate dall'anca all'inserzione della coda) è di 20° sull'orizzontale; ancora più inclinata (30° e più) se considerata sulla linea ileo-ischio. Perciò la groppa del p. maremmano abruzzese deve definirsi avallata.

Costato

Ampio, scendente sino al livello del gomito, profondo, ben convesso, a metà della sua altezza. La circonferenza del costato deve essere di circa 1/4 superiore dell'altezza al garrese e il suo diametro trasversale (che è massimo a metà della sua altezza) deve raggiungere almeno il 32% dell'h. al garrese e va di poco diminuendo verso il basso si da permettere ancora ampia la regione sternale. La sua profondità deve raggiungere il 50% dell'h. al garrese. Le coste sono ben cerchiate e oblique; gli spazi intercostali sono ben estesi e le ultime false coste, lunghe, oblique e ben aperte.

Profilo inferiore

Il profilo sterno-ventrale evidenzia una regione sternale lunga che si sviluppa a semicerchio a corda molto larga, che va dolcemente rimontando verso l'addome.

Coda

La sua inserzione, data la groppa avallata, è situata in basso e oltrepassa il garretto del cane in stazione normale; tenuta pendente in riposo, è invece portata sulla linea del dorso nell'eccitazione, con la punta abbastanza ricurva. E' ben guarnita di pelo folto senza frange.

Arti

  1. Arti anteriori

    Appiombi corretti sia davanti che di lato. Lo sviluppo degli arti è in buona proporzione con lo sviluppo somatico e le singole regioni relative a detti arti lo sono pure fra loro.

    Spalla

    La spalla deve essere lunga, inclinata, fornita di forti muscoli e ben libera nei movimenti. La sua lunghezza è di circa 1/4 dell'h. al garrese. La sua inclinazione è da 50° a 60° sull'orizzontale.

    Braccio

    Ben saldato al tronco nei suoi due terzi superiori, è fornito di forti muscoli. La sua obliquità varia da 55° a 60° sull'orizzontale. La sua lunghezza è circa il 30% dell'h. al garrese. La sua direzione è quasi parallela al piano mediano del corpo. L'angolo scapolo-omerale oscilla fra i 105° ed i 120°.

    Gomiti

    I gomiti sono normalmente, aderenti al costato, coperti di, pelle morbida e rilassata. Debbono trovarsi in un piano parallelo al piano mediano del corpo. La punta del gomito deve trovarsi sulla perpendicolare calata dall'angolo caudale della scapola. L'angolo omero-radiale oscilla fra i 145° e i 150°.

    Avambraccio

    Segue una linea retta verticale; ha forte ossatura. La sua lunghezza è leggermente superiore alla lunghezza dell'omero e poco meno di 1/3 dell'h. al garrese. L'h. di tutto l'arto anteriore al gomito è del 52,8% dell'h. al garrese.

    Carpo

    Si trova sulla linea verticale dell'avambraccio. E' forte, asciutto, liscio, di buon spessore, con osso pisiforme ben sporgente.

    Metacarpo

    La sua lunghezza non è mai inferiore a 1/6 dell'h. di tutto l'arto al gomito. E' ben asciutto, con minimo tessuto cellulare sottocutaneo. Visto di profilo si presenta leggermente steso.

    Piede

    Grande, di forma rotondeggiante. Ha dita ben serrate fra di loro, ricoperte di pelo corto e fitto. Unghie preferibilmente pigmentate in nero: tollerato il pigmento marrone.

  2. Arti posteriori

    Gli appiombi sia di fronte che di profilo debbono risultare sempre corretti. Lo sviluppo degli arti posteriori è ben proporzionato al corpo e pure ben proporzionate fra loro risultano le diverse regioni attinenti agli arti.

    Coscia

    Lunga, larga, coperta di muscoli salienti, con margine posteriore leggermente convesso. La sua larghezza (misurata tra le sue facce esterne, da un margine all'altro) raggiunge i 3/4 della sua lunghezza. La sua direzione è alquanto obliqua dall'alto in basso e dall'indietro in avanti. L'angolo coxo-femorale è di circa 100°.

    Gamba

    La sua lunghezza è di poco inferiore a quella della coscia cioé a dire il 32,5% dell'h. al garrese. La sua inclinazione è di circa 60° sull'orizzontale. L'ossatura è forte e la muscolatura è asciutta, con scanalatura gambale marcata.

    Ginocchio

    Deve trovarsi in perfetto appiombo con l'arto: non deve risultare deviato ne verso l'interno ne verso l'esterno. L'angolo femoro-tibiale è alquanto aperto e la sua apertura oscilla fra i 135° ed i 140°.

    Garretto

    La sua altezza è del 30,9% dell'h. al garrese. Molto larghe le sue facce. Di buon spessore. L'angolo tibio-metatarsico oscilla fra i 140° ed i 150°.

    Metatarso

    Robusto, asciutto largo. La sua lunghezza è data dall'h. del garretto. Speroni da amputare se presenti.

    Piede

    Come per l'anteriore ma più ovale.

Andature

Passo lungo, trotto allungato.

 Pelle

Ben aderente al corpo e in ogni regione. Piuttosto spessa. Il pigmento delle mucose e delle sclerose deve essere nero: altrettanto dicasi per le suole dei cuscinetti digitali e plantari.

 Mantello

Pelo

Molto abbondante, lungo, piuttosto ruvido al tatto, ben aderente al corpo: tollerata una lieve ondulazione. Forma un ricco collare attorno al collo e limitate frange sul margine posteriore degli arti. E' invece corto sul muso, sul cranio, sugli orecchi, sul margine anteriore di tutti gli arti. La tessitura del pelo è semivitrea. La lunghezza del pelo sul tronco raggiunge gli 8 cm. Il sottopelo è abbondante solo nella stagione invernale.

Colore

Bianco unicolore. Tollerate le sfumature avorio o arancio pallido o limone, purché in numero limitato.

Taglia e peso

Statura al garrese

Nei maschi da cm. 65 a cm. 73 al garrese, nelle femmine da cm. 60 a cm., 68 al garrese.

Peso

Per i maschi da 35-45 Kg. Femmine da 30-40 Kg. I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale e ben discesi nello scroto.

Difetti

Ogni deviazione dalle caratteristiche indicate nella descrizione delle varie regioni costituisce un difetto che deve essere penalizzato nel giudizio in rapporto alla sua gravità e alla sua diffusione, così come l'ambio continuato o la presenza degli speroni.

  1. Difetti eliminatori

    Testa: assi cranio-facciali convergenti, prognatismo accentuato deturpante. Coda: portata arrotolata sul dorso. Statura: al di sopra o al di sotto dei limiti indicati. Andatura: ambio continuato.

  2. Difetti da squalifica

    Tartufo: depigmentazione totale. Canna nasale: decisamente montonina o concava. Occhi: depigmentazione moderata o bilaterale delle palpebre. Gazzuolo. Strabismo bilaterale. Mascelle: enognatismo. Organi sessuali: criptorchidismo monorchidismo, evidente deficienza di sviluppo di uno o di tutti e due i testicoli. Coda: anurismo, brachiurismo, sia congeniti che artificiali. Pelo: ricciuto. Colore: mantello isabella. Macchie isabella o avorio a margine ben netti. Sfumature di colore nero.

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