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Stammlager di Bezeichnung nel Wohsen (Germania)

Vittime innocenti,carnefici, cani sfruttati.

 

Armando Preti è un esperto conoscitore del Cane da Pastore Tedesco, è un socio SAS ed SV, ed è allevatore da più di trent'anni.
E' lui che mi ha riportato alcuni toccanti aneddoti raccontatigli dal suocero, che conobbe la prigionia nella Seconda Guerra Mondiale.
Egidio Messori era un ragazzo di poco più di vent'anni anni che nel 1943 fu vittima, con milioni di persone, dell'orrore e della follia nazista.
Venne infatti internato nel campo di concentramento di Bezeichnung nella regione tedesca di Wohsen dove vi rimase per due anni e mezzo.
 In questo campo di prigionia egli sopravvisse alle angherie dei suoi carcerieri ed ebbe modo di osservare come alcune razze di cani venissero utilizzate dagli aguzzini in specifici ruoli.
Fuori dalla prima linea di recinzioni, o portati al guinzaglio dalle guardie di pattuglia al perimetro, vide molti Alani, Schnauzer, Dobermann e Rottweiler, questi cani erano addestrati ad inseguire ed eliminare quei prigionieri che fossero sopravvissuti ai cecchini o all'alta tensione.
Non v'è dubbio che fu la malvagità umana la sola responsabile delle inenarrabili atrocità che costrinsero persone innocenti a scegliere un'improbabile fuga, che come fine e mezzo ebbe il suicidio.
Anche la razza del Cane da Pastore Tedesco, non sfuggì alla logica perversa che lo vide utilizzato in ruoli di collegamento, come staffetta fra i comandi militari, e di sorveglianza, all'interno dei campi di concentramento.
Egidio vedeva ogni mattino un P.T. accompagnare due guardie che, contemporaneamente alla sveglia urlata dagli altoparlanti, irrompevano nelle baracche.
Una volta dentro, ad un cenno del suo addestratore, il cane si precipitava a mordere lo stinco dei prigionieri esausti che non avevano potuto alzarsi immediatamente..
Uomini sfiniti, alla stregua di pecore indisciplinate mordicchiate ai garretti, con la differenza che, nel lager, coloro che scalciavano il cane per allontanarlo venivano trascinati dalle guardie appena fuori dalla baracca, e lì assassinati.
Egidio Messori raccontava al genero con commozione di alcuni P.T. addetti al controllo delle lunghe file di prigionieri che si formavano durante la distribuzione del poco, schifoso rancio.
I cani percorrevano le file da capo a coda, ininterrottamente, con il loro infaticabile trotto allungato, e se qualcuno tentava, spinto da una fame esasperata, di ricevere ancora cibo mettendosi in fila una seconda volta, veniva immancabilmente riconosciuto dal cane, che contemporaneamente segnalava l'individuazione alle guardie.
Queste persone, sventurate vittime dell'efficienza del Cane da Pastore, venivano ancora una volta barbaramente giustiziati dai loro carcerieri.

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 Personalmente mi auguro che queste poche righe, di sicuro insufficienti a descrivere fedelmente i ricordi di colui che li ha vissuti, contribuiscano a mantenere accesa la memoria di quell'immane tragedia dell'umanità.
 

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