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Il sole brucia, alto nel cielo e il
suo eterno riverbero sembra non finire mai. La campagna è silenziosa, pigra,
quasi bruciata dal calore insopportabile. Tutt’attorno si vedono immense
distese di marrone e di giallo. Se non fosse per il verde acceso dei fichi
d’India e quello più argenteo degli ulivi, se non fosse per il blu acceso dei
cardi e per il giallo delle ginestre tutto sembrerebbe arido e secco. L’aria,
ricca di aromi mediterranei, sembra quasi sospesa, immobile. Non un fuscello si
muove, non un uccello trilla. Si ode soltanto uno scampanellio di qualche gregge
lontano e le cicale che non hanno nulla da fare e friniscono tutto il giorno.
Poi, dal cortile della fattoria un lungo abbaio, quasi un ululato, desta i
nostri sensi. Un grosso cane viene verso di noi. Un cane strano. Sembra quasi un
orso, colla sua testa grossa, le zampe possenti e quello strano colore, fatto di
tutte le tonalità di marrone che l’occhio umano può scorgere. Un marrone che
ricorda la terra della Sicilia, arida e polverosa, ma anche brulla e fertile.
Perfino con questo caldo insopportabile, quando gli asini lasciano ciondolare la
testa per il sonno e le galline si ritirano all’ombra del pozzo, c’è
qualcuno che non è mai stanco di compiere il suo dovere. No, non è l’inizio
di un racconto di Verga. E’ solo un breve quadro del “mio” cane, il Cane
di Mannera, e della “mia” terra, la Sicilia. Terra dai molti volti: Sicilia
mafiosa, Sicilia dalle belle spiagge, Sicilia del teatro Massimo, Sicilia dei
mercatini rionali, Sicilia agreste. Quante volte ho visto il viso dei forestieri
illuminarsi di fronte a quegli enormi agrumeti, che riempiono l’aria di
flagranze e la vista di colori, quante volte li ho visti ammutolirsi di fronte
alle enormi sughere, così vecchie e maestose da sembrare i guardiani del bosco.
E’ impossibile non rimanere commossi da tanta bellezza. E a vedere quei
pastori, avvolti nel gilè di velluto e con la coppola in testa, silenziosi e
scuri in volto, sembra che pensino sempre. Pare di tornare ad un secolo fa. Ma
il tempo passa, le cose cambiano e la gente si adatta. La vita migliora. Certo,
camminando per le Madonie e i Nebrodi si incontrano sempre gli enormi prati
costellati dal bestiame che pascola. Se si ha fortuna si può anche incontrare
una mandria di asini, qualche Cane di Mannera che vi blocca la strada, un mulo
carico di fieno o sentire l’eco dei pastori chiamarsi da collina a collina,
senza nemmeno vedersi. E’ così che viaggiano le notizie, altro che fax! Ma
questi sono soltanto ritagli di un tempo che fu. Ora i pastori vanno in campagna
in vespa, con la jeep o su qualche cinquecento scassata che arranca su per le
stradine pietrose. Ormai tutti preferiscono un comodo posto in ufficio, magari
al Municipio del paese o nella città più vicina. E in campagna non restano che
una manciata di giovanotti volenterosi e tanta gente anziana, pilastri di
saggezza memori di un tempo ormai passato. Come doveva essere bello, un secolo
fa, passare col mulo su per la trazzera polverosa e sentire risuonare dovunque
l’abbaio imperioso dei Mannera, dietro i cancelli delle proprietà o su per i
pascoli, dietro pecore e capre. Qui o sai “buscarti il pane” o non sei degno
di considerazione. Beh, il Mannera il suo pane se l’è buscato più che bene.
Caparbio e coraggioso, lo si poteva vedere ovunque ci fosse lavoro per lui.
Dietro alle greggi di bestiame, per proteggerle. Nelle aie e nei cortili delle
fattorie come cane da guardia. Nei depositi, nelle scuderie, dietro le carovane
di muli, rare volte anche in paese. Un cane poco avvezzo alle coccole e alle
comodità di una vita facile. Doveva sopportare freddo e neve, caldo e siccità,
animali selvatici, uomini malintenzionati. Insomma, non conduceva certo una vita
facile ma di sicuro ne usciva a testa alta. E i pastori non potevano esserne
altro che fieri di questo cane, che sembrava nato dal nulla, plasmato dalla
terra stessa. Ma la sua stella, inevitabilmente, fu destinata a tramontare.
Dapprima la gente cominciò ad occuparsi sempre meno delle campagne. Ma i Cani
di Mannera sopravissero ancora per un bel pezzo. Arrivò la televisione e con la
televisione arrivarono Rin-Tin-Tin, Lassie, Rex, insomma quelli sì che erano
cani da allevare! Dalle belle forme, dalle molteplici prestazioni. E così
arrivarono i primi esemplari di razze nuove, soprattutto Pastori tedeschi e
Siberian husky. E via colla selezione di razze nuove, coi meticciamenti, insomma
ben presto l’antica razza dei Mannera cadde nel dimenticatoio. Dapprima
nemmeno io conoscevo i Cani di Mannera. Ne avevo sentito parlare molto vagamente
e ormai si dava per estinto. Sapevo l’esistenza nel vocabolario dialettale
siciliano l’affermazione “Can’iMannera” che detta ad un uomo significa
dargli del chiassoso, del confusionario o comunque non è certo un bel
complimento. Avevo visto delle vecchie foto con questi cani e ne ero rimasto
affascinato. Poi una piccola scintilla accese un barlume nella mia mente. In una
campagna adiacente alla nostra vivevano due enormi maschi di Cane di Mannera,
bellissimi. Erano tali e quali agli esemplari visti nelle foto. Da lì avvenne
una grande sorpresa. Erano da poco morte le nostre cagne (Lella e Martorina) e a
mio nonno regalarono due cuccioli. Incredibili a dirsi, erano due Mannera. Uno
(Rocco) andò a mio zio. Divenne un gigante, ma poi scomparve senza lasciare
traccia. L’altra (Diana detta affettuosamente Porca Vacca) restò con noi e
divenne il fiore all’occhiello della fattoria. Era stupenda, alta e fiera,
muscolosa, col suo testone e il pelo di quel marrone così strano. D’inverno
poi diventava bellissima, il pelo le si allungava formando una criniera sul
collo e sembrava una creatura leonina. Fece dieci cuccioli ma ne tenemmo
soltanto uno. Se Diana era bella, il cuccioletto (Bizzarro III) era superbo. Un
vero Cane di Mannera. Era bianco come la neve, ma aveva pezzature marroni sulla
coda, sui fianchi e la testa quasi completamente bruna. Il suo carattere poi era
unico. Non poteva avvicinarsi nessuno alla cuccia senza che lui si mettesse ad
abbaiare forsennatamente (ad appena un mese e mezzo) ballonzolando verso
“l’intruso”. Sarebbe divenuto un magnifico guardiano. Quando Diana lo
allattava, davanti alla stalla, mi ricordava, per una di quelle insolite
associazioni che il nostro cervello involontariamente compie, la lupa che
allattava Romolo e Remo. Lei in piedi, colla sua forza e la sua fierezza, lui
seduto, con una zampa appoggiata alla mammella, succhiando avidamente. Immagine
di una maestosità unica. Ma poi accaddero imprevisti che non sto a raccontare e
mio nonno dovette dar via i cani. Diana andò a mio zio, il cucciolo ad un
nostro vicino di Capizzi. Da allora guardai con occhio diverso tutti i cani
della nostra zona. Di Mannera “purosangue” non ne rimanevano che pochissimi.
Ma quasi tutti i meticci potavano impresso il suo stampo. La testa grossa, la
giogaia, il pelo folto e quel colore stranissimo. Così nacque la mia passione.
E con essa anche un grande sogno, far rivivere questa razza antica e sfortunata. GLI ALLEVAMENTI CONSIGLIATI DA INSEPARABILE SONO: Nessun allevamento da segnalare
Una "razza" in via d’estinzione Com’è facile intuire già dal nome, il Cane di Mannera (o pastore siciliano) è sempre stato per eccellenza il cane da pastore di quella bellissima isola che è la Sicilia. Il cane di Mannera ha origini molto antiche, si pensi che deriva dai molossoidi, una famiglia di cani molto antica e molto "utilizzata". Sfortunatamente però il nostro cane ultimamente sta rischiando l’estinzione: viene accoppiato con altre razze (pastori tedeschi, pastori maremmani, husky, meticci…) perdendo così molte delle sue caratteristiche, o comunque viene soppiantato da altri cani da pastore più pubblicizzati. Inoltre, a peggiorare la situazione ci si mette anche la burocrazia che intralcia il lavoro dei pastori del Sud costretti, il più delle volte, a disfarsi di greggi e cani. La "razza" sfortunatamente non è mai stata riconosciuta, ed ormai il cane di Mannera odierno, non è altro che uno stereotipo del vecchio cane di una volta. Ma la traccia rimane comunque. Questo cane è maggiormente diffuso nella provincia di Messina e in parte anche nel catanese. E, infatti, basta fare un giro per le campagne del messinese per accorgersi come ancora la maggior parte dei cani rispecchi le caratteristiche del cane di Mannera, colla sua grossa mole, il testone caparbio e il suo abbaiare imperioso. Ma sembra proprio che la sua strada sia segnata. Non si trovano tracce di questi cani fuori dalla Sicilia, il che lo rende ancora più raro e localizzato, ed inoltre l’isolamento che per secoli lo ha plasmato e reso consono al territorio siciliano, ora lo fa apparire in netto svantaggio di fronte ad altri cani più "versatili"
Un carattere deciso ma tenero
Come tanti cani da pastore, il cane di Mannera rispecchia un duplice carattere: affezionato, rispettoso, devoto al padrone, attento e amorevole (si sa di cani che aiutano le pecore a partorire) verso gli animali cui bada (che vanno da mucche, pecore, capre, alle più banali galline, o ai maiali). Ma diffidente, spesso anche scontroso, verso gli estranei, o chiunque viene ritenuto pericoloso (sia esso animale che uomo) ed entri nella sua proprietà. Adattabile a qualsiasi tipo di terreno, indifferente verso qualsiasi condizione climatica, molto resistente, gran camminatore, il cane da mannera rispecchia un po’ il carattere del pastore siciliano: fiero, caparbio e intelligente.
LO STANDARD del Cane di Mannera NOME: Cane di Mannera o Pastore Siciliano. ORIGINE: Sicilia. Ed in particolare i monti Nebrodi, Madonie e catene montuose a nord dell’isola. Pochi cani di questa razza sono presenti nella provincia di Catania e nel palermitano. IMPIEGO: Cane da guardia del gregge e della proprietà. CENNI STORICI: Cane molto antico, appartenente al ceppo molossoide. Si hanno notizie concrete della sua esistenza in alcuni libri popolari di Luigi Natoli quali << I beati Paoli>> o <<La vecchia dell’aceto>>. Si tratta di una razza che patisce il problema della non selezione e del non riconoscimento da parte di alcun ente cinofilo. La sua conservazione, da secoli, è affidata ai pastori siciliani, che ne hanno preservato le sue tipicità morfologiche, caratteriali e attitudinali.. ASPETTO GENERALE: E’ un cane di grande mole, robusto e pesante, molto rustico. Di costituzione grossolana e con una ossatura sviluppata. L’aspetto è quello di un potente mesomorfo col tronco leggermente più lungo dell’altezza al garrese. CARATTERE: Razza equilibrata e calma con uno spiccato istinto territoriale. Molto nevrile, coraggioso e tenace nella difesa della proprietà, del gregge e delle persone. Affettuoso e dolce col padrone. Ostinato nelle scelte. Le azioni di difesa si manifestano senza indugi anche in forma attiva. TESTA: Grossa, cranio largo, piuttosto piatto fra le orecchie, arcata zigomatica sviluppata e muscolosa, assenza di rughe e di cresta occipitale. Pelle aderente, stop poco marcato, muso largo e non eccessivamente lungo. Labbra: Poco sviluppate, seriche e compatte. Dentatura: Molto forte, chiusura a forbice, abbastanza compatta. Tartufo: Largo, con narici strette. Di colore sempre nero. Occhi: In posizione frontale rispetto al cranio, grandi e di delicata forma a mandorla. Conferiscono al cane una espressione bonaria, quasi supplichevole. Il colore degli occhi è marrone e nero. Da evitare altri colori. Palpebre toniche ed aderenti. Orecchie: Attaccatura bassa sul cranio, vicino all’arcata zigomatica, semi erette, ricadono dritte. Padiglione auricolare largo. COLLO: Molto robusto, muscoloso e di medie proporzioni. Nuca estesa. Il collo normalmente è portato leggermente rialzato rispetto all’asse del dorso. Sulla gola è presente una giogaia marcata. TORACE: Largo e di buona forma cerchiata. Scende fino a livello dei gomiti. DORSO: Largo e dal profilo leggermente arcuato. La congiunzione con groppa e la coda è delicata TRENO POSTERIORE: Sviluppato, cosce molto muscolose VENTRE: Poco retratto rispetto al torace, distacco quasi inesistente dalla regione renale. CODA: Bassa rispetto alla groppa, di media lunghezza e abbastanza larga, portata alta e molte volte ricurva verso la groppa. Attaccatura forte e larga ARTI: Braccio: Molto muscoloso e potente è dotato di una forte ossatura. La sua obliquità è limitata.. Avambraccio: Dritto, scende in linea verticale sul carpo. Dotato di una potente ossatura. . Arti posteriori: Garretti angolati, con sperone singolo (che può anche essere assente) Piedi: Grossi e larghi, con dita aperte. Molte volte le dita possono essere di colore bianco. PELO: Liscio e morbido al tatto, è accettata una moderata ondulazione. Più lungo sul collo e sulla coda. Nella stagione invernale il sottopelo è più abbondante e forma una criniera sul collo, accentuata dalla giogaia. . COLORE: I colori ammessi sono il nero, il bianco, il crema e il marrone. Il colore predominate è il marrone uniforme screziato, a macchie o anche tigrato delle più disparate tonalità. Tollerate alcune tonalità del rosso. PESO E ALTEZZA: L’altezza al garrese non deve superare i 70 cm, e non scendere al di sotto dei 60. Peso fino a 50 kg. per i maschi e 45 per le femmine. DIFETTI: E’ considerato difetto qualsiasi parte del corpo si allontani dallo standard. Inoltre il cane non deve mostrarsi troppo timido o insicuro, né pauroso, né tanto meno eccessivamente aggressivo. I soggetti di taglia inferiore ai 60 cm. e di costituzione leggera, saranno esclusi dalla selezione. MODO D’USO: Il Pastore Siciliano è un cane possente, molto
intelligente ed estremamente tipico nel carattere e negli atteggiamenti:
testardo nelle scelte, molto sottomesso al padrone, per il quale esprime
continua adorazione. La sua caratteristica più buffa è una sorta di lungo
ululato misto a latrati ripetuti velocemente quando deve dare l’avviso dell’arrivo
di qualche estraneo. P.S. L’esemplare nella foto sotto il Titolo non presenta la coda arricciata, e comunque la foto non è delle migliori, ma comunque rispecchia fedelmente le caratteristiche di questo cane. Inoltre quando la foto è stata scattata la cagna aveva partorito da appena una settimana, quindi bisognerebbe tenerne conto
Questa scheda è stata realizzata da Salvatore "Salvo"
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