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LA CACCIA CON
IL FURETTO

La
grande agilità e l’imprevedibilità nella corsa, l’abitudine a rintanarsi
al minimo sospetto, l’eccezionale sviluppo dei sensi e l’innata scaltrezza
rendono il coniglio un soggetto di caccia quanto mai difficile. La relativa
densità dei selvatici non giova al cacciatore in quanto un animale in fuga,
battendo sonoramente il terreno con i posteriori, mette in allarme tutti i
compagni circostanti che si affrettano a guadagnare le tane. In Italia,
soprattutto in Sicilia dove il selvatico è relativamente abbondante, la caccia
classica è quella che si fa con il furetto, una sorta di puzzola tenuta in
cattività. I cacciatori, individuata la tana, ne chiudono con cura tutti gli
orifizi, tranne uno o due. Introducono quindi il furetto il quale, ghiotto di
sangue, perseguita il selvatico nei vari cunicoli e lo costringe a uscire
attraverso le aperture rimaste libere. Il coniglio fugge zigzagando,
velocissimo, e i cacciatori devono tirargli d’imbracciata. Questo metodo, in
Francia, già nel secolo scorso era variato con l’apposizione di reti alle
uscite delle tane. Oggi tale forma antisportiva è vietata.
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